Musei
|
![]() |
Musei
• museo di anatomia umana
via armanni n.5 chiuso la domenica - possibile accedere con appuntamento
Riaperto di recente, il museo comprende una collezione di organi in cera realizzati da Francesco Citarelli nei primi dell'800, una collezione di organi interni (reni e relativi calcoli, stomaci essicati, tratti di intestino e vesciche intere) mentre un altra sezione è dedicata alle malformazioni: feti malformati, teste ciclopiche con un solo occhio, teste bifronti, conservati in formalina o alcool.
• museo di anatomia veterinaria
via delpino n.1 chiuso la domenica - possibile accedere con appuntamento
Il museo, fondato nel 1861, raccoglie preparati anatomici in cera del XIX sec., scheletri, animali imbalsamati, strumenti e reperti patologici. Di rilievo la collezione "Diamare", comprendente esemplari a secco e in formalina di fauna mediterranea e un preparato anatomico (1835) raffigurante la testa e il collo di un cavallo.
• stazione zoologica e aquarium "Antonio Dohrn"
viale acquario n.1 (villa comunale) chiuso il lunedì
La stazione zoologica napoletana, progettata nelle linee essenziali, dall'architetto napoletano Oscar Capocci, fu completata in seguito dallo scultore tedesco Adolf Von Hildebrand, il quale stabilì il ritmo delle facciate e terminò l'edificio in seguito ampliato. La stazione zoologica accoglie al suo interno un ricchissimo acquario e un laboratorio scientifico di livello internazionale, i cui interessi sono rivolti allo studio e allla conoscenza della flora e della fauna marina.
• museo d'arte religiosa contemporanea ARCA
complesso monumentale di santa maria la nova - piazza santa maria la nova, 44
Il Museo d'Arte Religiosa Contemporanea - ARCA, allestito negli spazi del Complesso di S. Maria la Nova, nasce da un'idea dell'Associazione Oltre il Chiostro che, nell'arco della sua attività, ha avuto occasioni di scambio con testimoni dell'arte contemporanea, dai quali ha ricevuto le donazioni esposte. L'iniziativa si pone come superamento del concetto classico di museo, sia per il tema delle opere esposte che per l'idea ad essa sottesa: rendere contemporaneo il contatto con la produzione artistica più recente, tentando di riformulare il senso stesso dell'esperienza estetica, che non può essere oggetto di esclusivi e classici percorsi didattico-didascalici, ma proposta di lettura innovativa. Il ruolo che si propone di svolgere l'ARCA, è di mediare la relazione che si instaura tra l'opera d'arte ed il visitatore che, percorrendo l'intera struttura, ha modo d'incontrare passato e presente.
• museo dell'attore napoletano
via de pretis
Inugurato nel 2000 il museo è allestito nel sottopasso di p.zza del Municipio e presenta con una mostra permanente intitolata Il mito del palcoscenico circa 400 cimeli appartenuti agli attori napoletani: dai Maggio ai De Filippo, da Nino Taranto a Troisi. Tra gli oggetti esposti si segnalano il baule con gli abiti di scena di Nino Taranto, gli appunti di Eduardo Scarpetta, un copione autografo di Antonio Petito, uno smoking di Peppino De Filippo, la bombetta di Totò e un vestito di Concetta Patra.
• museo nazionale di capodimonte
via miano n.2
L'attuale sede del Museo e delle Gallerie Nazionali di Capodimonte sorse nel 1743 per volere di Carlo di Borbone, l'incarico di costruire il Palazzo Reale fu affidato a Giovanni Antonio Medrano e Antonio Canevari, mentre a Ferdinando Sanfelice fu conferito quello di realizzare il grande Parco, con la parte botanica affidata al responsabile dell'Orto Botanico, Denhardt. Lo splendido sito, che domina la parte orientale della città dalla collina di Capodimonte, costituisce uno dei maggiori riferimenti Barocchi e Rococò a Napoli. Si compone della Palazzina dei Principi, dell'edificio della Manifattura delle Porcellane, della grandiosa Reggia circondata dal Parco, della Cappella di San Gennaro, della Faggianeria, della Casina della Regina e dall'Eremo dei Cappuccini.
• museo civico di castel nuovo (maschio angioino)
piazza municipio
La costruzione del Maschio Angioino iniziò nel 1279, sotto il regno di Carlo I d'Angiò, su progetto dell'architetto francese Pierre de Chaule. Per la sua posizione strategica il nuovo castello rivestì non solo le caratteristiche di una residenza reale, ma anche quelle di una fortezza. Fin dall'inizio esso venne chiamato "Castrum Novum" per distinguerlo da quelli più antichi dell'Ovo e Capuano. Durante il regno di Roberto d'Angiò il Castello divenne un centro di cultura dove soggiornarono artisti, medici e letterati fra cui Giotto, Petrarca e Boccaccio. Agli Angioini successero gli Aragonesi con Alfonso I, che seguendo la scelta dei predecessori, fissò la sua dimora reale in Castel Nuovo iniziandone i lavori di ricostruzione e facendo innalzare all'esterno, fra la Torre di Mezzo e quella di Guardia, il grandioso Arco di Trionfo per celebrare il suo vittorioso ingresso nella città di Napoli. Il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro di piperno ed una di tufo) poggianti su un basamento in cui si aprono dei cammini di ronda. L'area del cortile, che ricalca quella angioina, è formata da elementi catalani come il porticato ad arcate ribassate e la scala esterna in piperno, opera dell'architetto maiorchino Guglielmo Sagrera, che conduce alla Sala dei Baroni e conferisce a questo angolo della corte il caratteristico aspetto dei patii spagnoli. Alla fine del XV secolo i Francesi subentrarono agli Aragonesi; tale presenza non durò per molto tempo, in quanto i Francesi furono sostituiti a loro volta dai vicer√© spagnoli ed austriaci. Durante il periodo vicereale (1503-1734), le strutture difensive del castello, adibito ad un uso prettamente militare, vennero ulteriormente modificate. Con l'avvento di Carlo III di Borbone che sconfisse l'imperatore Carlo VI nel 1734, il castello venne circondato in varie riprese da fabbriche di ogni genere, depositi ed abitazioni. Nel primo ventennio del XX secolo iniziarono a cura del Comune i lavori di isolamento del castello dalle costruzioni contigue (vedi video di Bernardo Leonardi); la validità di questo intervento scaturiva dal riconoscimento del valore storico e monumentale della fortezza e dalla necessità del recupero complessivo della piazza antistante.
• città della scienza
via coroglio, 104
E' il primo science centre in Italia. Diviso in diverse sezioni, il percorso porta, attraverso la sperimentazione e la didattica, alla scoperta dei fenomeni con cui siamo a contatto quotidianamente, dalle grandi scoperte scientifiche all'evoluzione umana, dalla fisica ai sistemi di comunicazione di massa. Inoltre, una sezione del museo è dedicata ai bambini piccoli, che possono muovere i primi passi alla scoperta del mondo.
• museo diocesano
santa maria donnaregina nuova - largo donnaregina
All'interno della monumentale chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova sorge un museo che intende offrire una triplice dimensione di lettura, infatti alle opere proprie della chiesa di Donnaregina si vanno ad aggiungere opere appartenenti ad edifici sacri distrutti o dismessi e a chiese in stato di restauro. Da ciò si evince come il Museo Diocesano di Napoli intenda presentarsi come una significativa esposizione delle arti decorative a Napoli.
• museo nazionale della ceramica "duca di martina"
via cimarosa n.77
Presso Villa La Floridiana, opera dell'architetto neoclassico Antonio Nicolini, è ospitata una preziosa collezione di oggetti di arte applicata raccolta da Placido De Sangro, duca di Martina. De Sangro riunì, a partire dal 1860, vetri, coralli, avori, oggetti in cuoio, smalti, tabacchiere e soprattutto una splendida collezione di maioliche e porcellane. Inoltre sono esposti bozzetti napoletani del '700 e arredi. Al primo piano sono conservate le porcellane di manifattura europea, fra le quali spiccano le raccolte della manifattura di Meissen, di Capodimonte e di Napoli dell'epoca borbonica, del marchese Ginori a Doccia, oltre alle porcellane francesi, tedesche e viennesi. Si segnala la splendida raccolta di arti orientali con porcellane cinesi e giapponesi, bronzi, giade e smalti. Al pian terreno un'importante raccolta di maioliche rinascimentali, seicentesche e ispano-moresche.
• museo civico "filangieri"
via duomo, 288
Voluto da Gaetano Filangieri, principe di Satriano, conserva all'interno oltre alla prestigiosa collezione donata dal Filangieri alla città negli ultimi anni dell' Ottocento, preziosi dipinti. E' dotato anche di una biblioteca che raccoglie un gran numero di libri riguardanti la storia della città e una pregevole raccolta di manoscritti.
• museo di fisica
viale kennedy (mostra d'oltremare)
Il museo si trova nel complesso della Mostra d'Oltremare, costruito tra il 1937 e il 1940 per ospitare le esposizioni triennali fasciste. La collezione è costituita dagli strumenti del Gabinetto di Fisica della Reale Università, cui si aggiunsero, dopo l'unità d'Italia, quelli provenienti dal Gabinetto di Fisica di Casa Reale. Quest'ultimo custodiva gli oggetti più antichi della collezione. Fanno inoltre parte della collezione gli strumenti utilizzati da Macedonio Melloni tra il 1840 ed il 1850 per le sue ricerche sul calore radiante ed una serie di apparecchi lavorati dai più importanti costruttori francesi ed inglesi della prima metà dell'800.
• museo archivio laboratorio per le arti contemporanee "hermann nitsch"
salita pontecorvo, 29/d
Luogo funzionale flessibile in cui sperimentare forme di arte plurime, il Museo Nitsch è costituito da diverse sezioni: - la Collezione, caratterizzata da installazioni ed opere che Nitsch, in collaborazione con Giuseppe Morra, ha realizzato a partire dal 1947; - il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione, organizzato attraverso l'implementazione informatica di testi, immagini ed eventi che partono dal XX secolo; - la Biblioteca/Mediateca, che sistema libri, cataloghi, testi critici, articoli, riviste, monografie, interviste, conferenze e dibattiti; - il Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente, che riunisce i materiali video delle Azioni realizzate dagli anni '70 ad oggi e che si propone di essere centro di diffusione e promozione del cinema indipendente; - la Discoteca di Musica Contemporanea, dal 1940 ad oggi; - il Centro per le Arti Performative e Multimediali, informatizzati ma collegabili ed unificabili ad archiviazioni future, relative ad altri materiali ed eventi interdisciplinari. Rivendicando nessi profondi di consistenza antropologica, il Museo si propone come un posto diversificato dove conoscersi, distinguersi, parlare attorno all'essenza stessa dell'arte, dei suoi linguaggi, della sua drammaturgia, dei suoi fenomeni.
• madre
via settembrini, 79
Area espositiva di respiro internazionale, interamente dedicata all'arte contemporanea. Ospita una collezione permanente con opere di Francesco Clemente, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Richard Long, Sol LeWitt, Mimmo Paladino, Richard Serra, Domenico Bianchi, Rebecca Horn, Jeff Koons.
• museo didattico del mare di napoli
i.t.n. duca degli abruzzi - via pozzuoli 5 - bagnoli (napoli)
La raccolta museale è costituita da pezzi che sono di fondamentale importanza per illustrare l'evoluzione delle tecniche marittime ed è suddivisa in settori.
• museo archeologico nazionale
piazza museo n.19
E' il più importante Museo Archeologico d'Europa, con una ricca collezione di monete, una Sezione Egizia e una serie di Sale che ospitano pezzi di eccezionale importanza. Tra questi vanno citati il grande mosaico che raffigura "La battaglia di Alessandro a Isso", il Toro Farnese, il gruppo dei Tirannicidi, le Tavole di Eraclea e le Sale del Tempio di Iside.
• museo del novecento a napoli
carcere alto di castel sant'elmo, via tito angelini
Il museo si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitrè (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1919-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta; dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal gruppo "Sud" al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all'informale o al Gruppo '58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare riferimento alle sperimentazioni poetico-visive e all'attività dei gruppi legati alle esperienze condotte nel campo del sociale. Fino all'ultima sezione, dove è documentata l'attività di quanti, pur continuando a operare dopo l'80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio, prima che il terribile sisma del 23 novembre colpisse e segnasse nel profondo realtà e prospettive di Napoli e di altre aree meridionali.
• museo di palazzo reale
piazza plebiscito, 1
Nel panorama di Napoli, dal mare, si distingue la lunga facciata rossa e grigia del Palazzo Reale, ornata, al primo piano, dai grillages del giardino pensile. Ancor oggi il Largo di Palazzo, piazza del Plebiscito, è uno dei centri del potere dello Stato a Napoli. Su di esso infatti, si affacciano le sedi del Comando Militare in Italia Meridionale e della Prefettura. Già nel progetto del Fontana, ma anche come risultato dei successivi ampliamenti, di Sanfelice, Vanvitelli, Fuga e Gaetano Genovese, altri due cortili di pianta rettangolare comunicano con la corte d'onore: il cortile del Belvedere e quello delle Carrozze, creando, con gli androni allineati e la ripetizione modulare degli elementi architettonici, suggestivi effetti di più direzioni all'infinito. La spianata verso il Vesuvio è collegata agli spalti del Maschio Angioino da un ponte ad arco di impianto vicereale, traccia dell'antico funzionale legame tra il Palazzo e la Fortezza, con l'arsenale delle artiglierie.
• museo dell'osservatorio astronomico di capodimonte
via moiariello n.16
Realizzato nel 1819 sulla collina Miradois, nella zona di Capodimonte, la sua costruzione, che si avvalse della consulenza di F.Zuccari e di G.Pazzi, fu voluta da voluta da Ferdinando I di Borbone per promuovere le attività scientifiche nella città; tale merito gli è riconosciuto da una dedica che si può leggere sul frontone dell'edificio. La facciata è caratterizzata da un pronao neoclassico esastilo e da finestre e aperture semicircolari mentre la struttura originaria presentava due ali coperte da due cupole argentate. Con l'ampliamento avvenuto durante questo secolo sono stati aggiunti due brevi corpi. Su un ampio terrazzo semicircolare sono disposte tre cupole e gli strumenti di osservazione. Dal terrazzo si gode inoltre un ottimo panorama della città e questa splendida posizione aumenta il fascino dell'edificio.
• museo di paleobotanica ed etnobotanica
via foria n.223
All'interno dell'Orto botanico, ospitato in Seicentesco edificio, troviamo il museo, diviso in due sezioni: quella paleobotanica e quella etnobotanica. Nella sezione paleobotanica sono esposti reperti fossili che testimoniano l'evoluzione delle piante terrestri dal Siluriano (400 milioni di anni fa) ai giorni nostri; di rilievo la costruzione tridimensionale, in ferro e vetroresina, di un albero filogenetico (alto 2.50 m. e largo 3 m.), il quale illustra la comparsa e l'evoluzione dei principali gruppi delle piante terrestri. Nella sezione etnobotanica sono collezionati oggetti in materiale vegetale provenienti dal Messico, dall'Amazzonia, dal Borneo, da Sumatra e dalle Filippine; tra gli oggetti provenienti dalle Filippine, si segnalano i cestini ottenuti dall'intreccio di fibre chiare di una palma (corypha elata) e dalle fibre scure ottenute dalla felce (Lygodium japonium) utilizzate come contenitori per miscele; interessanti anche alcuni oggetti d'uso domestico realizzati con fibre di Agave (Agave deweyana) provenienti dal Messico.
• museo artistico industriale "palizzi"
piazza salazar, 6
Il Museo custodisce le migliori opere realizzate dagli allievi della scuola e una considerevole raccolta di ceramiche antiche. Fra queste rivestono un interesse particolare alcuni rari esempi di ceramica invetriata, come le statue di divinità Egizie che vanno dal X secolo A.C. all' età Tolemaica. Sulla parete destra del primo salone si possono ammirare pannelli e piastrelle da rivestimento di produzione Persiana, Turca e Siriana; all'interno sono esposti anche prodotti Olandesi, Tedeschi, Spagnoli, e le raffinate ceramiche Francesi del '700, ma lo spazio maggiore è riservato alla produzione Italiana, in particolare alle manifatture meridionali. La sezione più interessante del museo e' quella che ospita frammenti di pavimentazioni di chiese napoletane che vanno dal Quindicesimo al Diciottesimo secolo, tra cui si ricordano le piastrelle provenienti dall'impiantito della Cappella Brancaccio in Sant'Angelo a Nilo ed un intero pavimento proveniente da una chiesa del comune Ischitano di Forio ad Ischia. La ceramica napoletana è rappresentata anche dallo splendido vasellame per uso farmaceutico.
• pan - palazzo delle arti di napoli
via dei mille, 60
Prima struttura civica cittadina destinata alla funzione permanente ed esclusiva di centro per le arti contemporanee. Nei suoi 6.000 mq distribuiti su 3 piani il Pan ospita espressioni culturali che interessano tutte le arti ed il loro manifestarsi, consentendo la consultazione, l'esposizione e la promozione delle opere più significative e dei documenti di maggior pregio del periodo contemporaneo, dalla pittura alla scultura, dall'architettura alla fotografia, dal design al cinema, dalla video arte al fumetto.
• museo nazionale ferroviario di napoli "pietrarsa"
via pietrarsa n.25
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa si estende su un'area di 36.000 mq. con il Golfo di Napoli e il Vesuvio come cornice. Sito al confine fra i comuni di Napoli e Portici, vi si accede grazie alla statale 18, conosciuta un tempo come "La strada regia delle Calabrie". Il Museo di Pietrarsa fu allestito all'interno dell'antico Opificio borbonico, restituito al territorio vesuviano dopo un sapiente e rigoroso restauro. Raramente un museo ha avuto il privilegio di un assoluta affinità tra la storia delle sue architetture e la storia in esso raccontata; Pietrarsa e' il primo Museo italiano interamente dedicato alle Ferrovie e, per la ricchezza dei materiali esposti, entra di diritto nel novero dei più importanti Musei Ferroviari d'Europa.
• museo pignatelli cortes e museo delle carrozze
riviera di chiaia n.200
Il museo, situato all'interno della neoclassica Villa Pignatelli, conserva arredi di fine '800, porcellane realizzate dalle più importanti fabbriche italiane ed europee del '700 e '800, di cui il nucleo principale è quello costituito dalle manifatture di Maissen. Interessanti sono anche i pezzi della manifattura di Vienna. Le porcellane italiane del '700 sono rappresentate da oggetti di produzione della Real Fabbrica di Capodimonte. Inoltre dipinti di scuola napoletana del '700, vasi cinesi, e bozzetti di Vincenzo Gemito. Al museo è annessa una sezione (attualmente in restauro)dedicata alle carrozze d'epoca (XIX e XX secolo) collezionate dal marchese Mario d'Alessandro di Civitanova.
• plart - museo della plastica
via martucci, 48
Il Plart nasce come spazio polifunzionale dedicato alla ricerca scientifica e all'innovazione tecnologica per il recupero, restauro e conservazione delle opere d'arte e di design in materiale plastico. Questo spazio è dedicato all'esposizione, a rotazione, di una selezione degli oggetti più significativi della collezione di plastiche storiche. La raccolta racconta la storia della plastica e con essa l'evoluzione degli usi e costumi della società, dalla fine dell'Ottocento agli anni '70, mettendo in luce l'eterogeneità e la versatilità di questa eclettica famiglia di materiali: dalla bakelite alla celluloide, dalla resina al poliuretano. E' una raccolta musealizzata di oltre 1500 pezzi in materiale sintetico costituita da oggetti di design anonimo - penne, bambole, scatole, lampade - ed opere di designers ed artisti contemporanei.
• museo del tesoro di san gennaro
via duomo n.149
Con una propria entrata indipendente, è attiguo alla Basilica del Duomo di Napoli e alla Real Cappella del Tesoro ed è inserito in uno degli itinerari storici più antichi della Città partenopea. Sono esposte le donazioni ricevute dal Patrono della città nell'arco di sette secoli. Si tratta di autentiche opere d'arte, conservate finora dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro, l'antica istituzione fondata nel 1527: gioielli, busti, statue, ostensori, dipinti, pregiati tessuti e altro dal valore inestimabile. Data la vastità del Tesoro, il Museo ha carattere permanente, proponendo ogni anno un tema diverso. Si inizierà con gli Argenti, circa settanta capolavori dell'artigianato napoletano a cavallo fra il XIII e il XVIII secolo. Del percorso museale fanno parte anche le tre sacrestie secentesche della Real Cappella del Tesoro appena restaurate, con dipinti di Massimo Stanzione, Luca Giordano, Farelli e Falcone.
• museo nazionale di san martino
piazzale san martino n.5
Il Museo fu aperto al pubblico nel 1866, all'indomani dell'Unità d'Italia, dopo che la Certosa, inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi, fu dichiarata Monumento Nazionale.
• complesso monumentale santa chiara
via santa chiara, 49c
Chiesa di Santa Chiara
Il Presepe napoletano
Il Chiostro Maiolicato
Il Museo dell'Opera
L'Area Archeologica
• museo di scienze naturali
via mezzocannone n.8
Il Centro Musei delle Scienze Naturali è stato istituito nel 1992 ed è costituito dai musei di Mineralogia, Zoologia, Antropologia e Paleontologia. L'alto valore scientifico e storico delle collezioni e il rilevante interesse artistico e culturale delle sale espositive ne fanno una struttura che si pone in chiara evidenza nei confronti delle altre istituzioni museali nazionali ed internazionali.
Scavi archeologici
• complesso archeologico Carminiello ai mannesi
vico carminiello ai mannesi - pendino
I resti del Complesso Archeologico del Vico Carminiello ai Mannesi sono venuti alla luce a seguito dei bombardamenti che durante la seconda guerra mondiale distrussero alcuni edifici e la omonima chiesa. L'edificio, che presumibilmente faceva parte di un complesso residenziale databile intorno al I sec. d.C., doveva ospitare al piano inferiore ambienti di servizio, mentre al piano superiore sono riconoscibili una vasca rettangolare e una vasca più piccola con fontana centrale. Nella parte meridionale dell'edificio era la zona termale. Inoltre, la costruizione ingloba al piano inferiore un ambiente ad abside, riferibile ad una precedente domus di età tardo repubblicana. Area archeologica romana risalente all' età imperiale. Visitabile solo su prenotazione tramite richiesta scritta alla Soprintendenza Archeologica di Napoli (081.440166).
• crypta neapolitana
salita grotta n.1
Il sito si trova all'ingresso dell'antico traforo che collegava Puteoli con Napoli. Qui, nel 1930, fu realizzato il Parco Virgiliano, all'interno si trova una Cripta ritenuta la tomba del poeta latino Virgilio, ma l'epigrafe che indica tale sistemazione risale ad un epoca posteriore. Nel 1934 nella Cripta Napoletana vennero tumulati i resti del poeta Giacomo Leopardi, fino ad allora custoditi nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. La struttura principale si compone - come previsto per i monumenti funebri latini - di un elemento cubico in, sormontato da un corpo cilindrico e ricoperto da lastre calcaree. L'interno è costituito da una volta a botte e dieci loculi, il tutto illuminato da tre aperture. Sulla destra del sepolcro si trova la Crypta Neapolitana, nota anche col nome di Grotta Vecchia, fu scavata nel tufo per oltre 700 metri per collegare Cuma e Pozzuoli con Napoli.
• duomo - complesso archeologico
via del duomo
Le strutture sono realizzate con blocchi di tufo, con ambienti reticolati coperti. Qui si trovano i resti di un edificio con porticato e resti di edifici religiosi paleocristiani. Tratti di strada Greca in blocchi di tufo, pavimento a mosaico.
• insediamenti agricoli di età romana
via b. longo - ponticelli
Nell'area, in epoca romana, vi era una serie di aziende agricole o ville che sfruttavano le risorse del territorio. Negli scavi effettuati negli anni ottanta sono emersi due impianti residenziali: una villa risalente al II secolo d.C. come attestano le strutture in opus quadratum e una costruzione successiva all'eruzione del 79 d.C. a ridosso della quale sorgeva una necropoli da cui sono state recuperate 23 tombe.
• napoli sotterranea
piazza san gaetano n.68
Acquedotto sotteraneo risalente all'epoca greca su cui i Romani, in epoca Augustea, costruirono varie gallerie: Grotta di Cocceio e Grotta di Seiano. Durante la II. Guerra Mondiale il sottosuolo fu utilizzato come rifugio antiaereo. • oasi di santa maria di pietraspaccata
collina dei camaldoli
L'oasi unisce in se una serie di grotte scavate nella roccia, opera degli Osci, che divenne "ninfeo" in epoca romana. La grotta più grande divenne cappella in epoca paleocristiana. Alle grotte si aggiunge un romitorio costruito dopo il 1500 per ospitare i Romiti dediti al culto della Madonna. All'esterno del complesso si nota un'antica cisterna, originariamete alimentata da un "impluvium" scavato nella roccia.
• pizzofalcone
salita echia
E' senza dubbio il sito archeologico più antico della città dal momento che Pizzofalcone, o meglio il Monte Echia, corrisponde al luogo dove i Greci nel Ottavo secolo A. C. fondarono l'Acropoli di Partenope, che gli studiosi considerano il primo insediamento Greco. Distrutta dai Cumani, la città venne rifondata col nome di Neapolis (cioè "città nuova") in una zona non distante, dal momento che l'attuale Via Palepoli (nella zona di Santa Lucia, ai piedi del Monte Echia) ne riporta la memoria. Soltanto in una successiva fase, per esigenze di espansione, la città andò sviluppandosi verso oriente, dove oggi si trova il Centro Antico. Sui fianchi del Monte Echia sussistono tratti di mura in "opus reticulatum", mentre nel sottosuolo troveremo molteplici grotte scavate per l'estrazione di tufo. Il culmine del Monte Echia, cioè Pizzofalcone, non conserva più alcuna traccia dell'antico insediamento, ma si rivela archeologicamente interessante perch√© propone con grande chiarezza visiva la conformazione elevata e prospiciente il mare, che era prevista negli schemi urbanistici dei Greci.
• resti archeologici della collina di posillipo
A partire dall'età repubblicana, i Romani fecero della zona di "Pausylipon" la sede di numerosi edifici aristocratici. Tra essi il maggiore sarà l'enorme complesso appartenente al cavaliere Publio Vedio Pollione, importante personaggio politico legato all'imperatore Augusto. Oggi di quell'area sono visibili diversi edifici: un teatro capace di accogliere 2000 spettatori; un "odeion" per gli spettacoli musicali; il c.d. Tempio della Fortuna; il c.d. Palazzo degli Spiriti.
• san lorenzo - complesso archeologico
piazza s. gaetano
Forum di età romana, coincidente con l'Agorà ¬§ella città ‚Ä°reca. Macellum (mercato) con Tholos centrale, porticati e tabernacoli visitabili nel chiostro.
• scavi del duomo
via duomo n.147
I lavori di restauro alla Cappella di Santa Restituta, effettuati nel 1972, portarono alla scoperta di numerose testimonianze archeologiche nel suo sottosuolo. Le ricerche sistematiche, iniziate subito dopo la scoperta, che hanno confermato l'ipotesi che suggeriva la Cappella di Santa Restituta come originaria Basilica paleocristiana. All'interno troveremo significativi reperti, tra cui un lungo muro e un tratto di pavimentazione stradale di epoca Greca, un muro con tracce d'intonaco rosso, vasi di epoca Romana, ambienti di seminterrati Romani e resti di pavimentazione musiva di epoca paleocristiana.
• scavi di ercolano
corso resina, 1 - ercolano
Situata su un promontorio alle pendici del Vesuvio, la cittadina di Ercolano (Herculaneum) all'epoca della grande eruzione del 79 d.C. era una centro satellite della vicina Napoli, a carattere essenzialmente residenziale e non soprattutto commerciale come Pompei. Fondata dagli Osci nel VII secolo a.C. come apprendiamo da Strabone (ma la tradizione la voleva creata da Ercole, che le avrebbe dato il nome), passò in seguito sotto il dominio degli Etruschi e quindi dei Sanniti. Seguì la stessa sorte di Pompei e, dopo aspre lotte, divenne municipium sotto il dominio di Roma. Il re Carlo di Borbone, un appassionato tutore del patrimonio culturale e archeologico napoletano, fece riprendere nel 1738, con ingenti mezzi, gli scavi nel punto in cui li aveva abbandonati il principe d'Elboeuf nel 1709 che aveva ritrovato diverse sculture. Fu così ritrovato il theatrum, che è tuttora accessibile soltanto dai cunicoli settecenteschi non essendo stato nuovamente scavato in epoca recente. Non lontano fu ritrovata la Basilica, un grande edificio rettangolare anch'esso per lo più ancora sepolto dal fango solidificato. Tra le sue rovine furono rinvenuti degli splendidi affreschi ora custoditi al Museo Archeologico di Napoli, raffiguranti Ercole e Teseo Lo scavo di un pozzo a pochi km ad ovest di Resina condusse a una scoperta importante, una sontuosa villa suburbana, la celebre Villa dei Papiri, edificio tuttora sepolto a una profondità di 20-25 m. Il complesso della villa si estendeva per oltre 250 m. parallelamente alla linea costiera.
• scavi di san lorenzo maggiore
via tribunali n.316
Gli scavi effettuati sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore, una delle più antiche di Napoli, rappresentano allo stesso tempo sia una testimonianza archeologica della città greco-romana che una tappa museale di grande interesse. I lavori di scavo hanno portato alla scoperta di un tratto di strada di 60 metri allineati all'attuale Vico Giganti risalente al periodo Greco di Napoli; la sede dell'Erarium di epoca Romana con l'ingresso decorato da un timpano in laterizio e alcune botteghe, il che fa ritenere che si tratti di un'area prossima al "Macellum".
• scavi di pompei
via villa dei misteri, 2 - pompei
Pompei fu fondata da autoctoni con il concorso di greci ed etruschi, nell'ambito di una complessa operazione economico-politica. Mentre l'origine e il significato del toponimo sono incerti, l'indagine archeologica ha stabilito che la maggior parte degli abitanti di Pompei proveniva dagli insediamenti della valle del fiume Sarno, con il notevole apporto degli Etruschi, i quali aspiravano a uno sbocco sul mare (precedentemente si erano stanziati nei centri interni di Nola e Nocera). L'ubicazione di Pompei su un pianoro lavico dominante le foci del Sarno, allora navigabile, era ideale per smistare le produzioni della pianura tra il Vesuvio e la penisola sorrentina. Alla fine del V sec. a.C. Pompei fu espugnata dai Sanniti e inglobata nella Lega nucerina. Alla fine del III secolo quando, in occasione della seconda guerra punica, la Lega è alleata di Roma, si registra a Pompei un eccezionale sviluppo economico e sociale, parallelamente all'espansione mediterranea dell'Urbe. Nel II sec. la città assume la fisionomia che l'eruzione del 79 d.C. ci ha tramandata: il Foro su cui prospettano edifici come la Basilica e il Macellum, il tempio di Giove, le strutture che evocano il modello educativo greco (Palestra, Terme e Teatro). Il tempio di Iside testimonia l'appartenenza di Pompei al circuito delle rotte verso l'oriente. L'edilizia privata, rappresentata in modo esemplare dalla Casa del Fauno, si esprimeva in edifici notevoli per dimensioni e apparato decorativo. Non ancora ripresasi dai vari terremoti verificatisi a partire dal 62 d.C., Pompei era un enorme cantiere di costruzione quando il Vesuvio, risvegliatosi il 24 agosto del 79, la investì con una spessa nuvola di cenere, lapilli e scorie che la seppellì sotto uno strato spesso 6 metri. Durante alcuni lavori di edilizia civile, cominciati nel 1594, l'architetto Domenico Fontana traforò la collina di Pompei, scoprendo tracce di edifici che però non seppe riconoscere come resti dell'antica Pompei. Solo nel 1748 s'iniziarono le prime esplorazioni, per ordine di Carlo di Borbone (come del resto avveniva da qualche anno nella vicina Ercolano), sotto la direzione di Rocco Gioacchino Alcubierre, prima, poi di Francesco La Vega. Dopo la scoperta della cosiddetta villa di Cicerone, la via dei Sepolcri e il Teatro, gli scavi procedettero a rilento durante la Repubblica Partenopea (1799), con maggior fervore con Gioacchino Murat (1808-15) e con i Borbone. Una tappa importante nel corso di questi scavi esplorativi è il 1859, quando furono portate alla luce la via Stabiana e le terme omonime. Con il Regno d'Italia, il metodo di scavo diventa finalmente scientifico sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli, al quale si deve, tra l'altro, l'espediente di conservare il calco delle vittime dell'eruzione, versando del gesso nei vuoti lasciati dai loro corpi nel banco di ceneri. Dagli anni Venti del XX secolo, con Amedeo Maiuri e poi con Alfonso De Franciscis, si fa strada una concezione dello scavo finalizzato al ricupero di una visione integrale degli edifici scoperti. Così con la rimozione dei cumuli di scarico dei vecchi scavi, vennero alla luce il profilo esterno della città lungo il fronte sud, la necropoli fuori Porta Nocera e importanti complessi edilizi, come la casa di Marcus Fabius Rufus.
|
|





