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Musei
e Scavi Archeologici

 

musei

Musei capodimonte

 

• museo di anatomia umana

via armanni n.5
telefono: 081.5666010
sito web: www.museoanatomico-napoli.it
ingresso (indicativo): euro 0 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)
orario: 09.00 - 14.00 (festivo)

chiuso la domenica - possibile accedere con appuntamento

 

Riaperto di recente, il museo comprende una collezione di organi in cera realizzati da Francesco Citarelli nei primi dell'800, una collezione di organi interni (reni e relativi calcoli, stomaci essicati, tratti di intestino e vesciche intere) mentre un altra sezione è dedicata alle malformazioni: feti malformati, teste ciclopiche con un solo occhio, teste bifronti, conservati in formalina o alcool.
Il museo e' aperto a richiesta per gruppi.

 

• museo di anatomia veterinaria

via delpino n.1
telefono: 0815644238 / fax: 0815644230
ingresso (indicativo): euro 0 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)
orario: 9,00-14,00

chiuso la domenica - possibile accedere con appuntamento

 

Il museo, fondato nel 1861, raccoglie preparati anatomici in cera del XIX sec., scheletri, animali imbalsamati, strumenti e reperti patologici. Di rilievo la collezione "Diamare", comprendente esemplari a secco e in formalina di fauna mediterranea e un preparato anatomico (1835) raffigurante la testa e il collo di un cavallo.
Il museo si trova all'interno della facoltà Veterinaria, ed è aperto su richiesta.

 

• stazione zoologica e aquarium "Antonio Dohrn"

viale acquario n.1 (villa comunale)
telefono: 081.5833263
ingresso (indicativo): euro 1,50 (tariffa intera) - euro 1 per bambini da 4 a 12 anni;
gratis fino a 4 anni (tariffa ridotta)
orario: 9-16.30/9-13.30 (festivo)

chiuso il lunedì

 

La stazione zoologica napoletana, progettata nelle linee essenziali, dall'architetto napoletano Oscar Capocci, fu completata in seguito dallo scultore tedesco Adolf Von Hildebrand, il quale stabilì il ritmo delle facciate e terminò l'edificio in seguito ampliato. La stazione zoologica accoglie al suo interno un ricchissimo acquario e un laboratorio scientifico di livello internazionale, i cui interessi sono rivolti allo studio e allla conoscenza della flora e della fauna marina.

 

• museo d'arte religiosa contemporanea ARCA

complesso monumentale di santa maria la nova - piazza santa maria la nova, 44
telefono: 081.5523298 - 081.5521597
sito web: www.oltreilchiostro.org
orario: lun-ven 9-17 sab-dom 9.30-13 (festivo)

 

Il Museo d'Arte Religiosa Contemporanea - ARCA, allestito negli spazi del Complesso di S. Maria la Nova, nasce da un'idea dell'Associazione Oltre il Chiostro che, nell'arco della sua attività, ha avuto occasioni di scambio con testimoni dell'arte contemporanea, dai quali ha ricevuto le donazioni esposte. L'iniziativa si pone come superamento del concetto classico di museo, sia per il tema delle opere esposte che per l'idea ad essa sottesa: rendere contemporaneo il contatto con la produzione artistica più recente, tentando di riformulare il senso stesso dell'esperienza estetica, che non può essere oggetto di esclusivi e classici percorsi didattico-didascalici, ma proposta di lettura innovativa. Il ruolo che si propone di svolgere l'ARCA, è di mediare la relazione che si instaura tra l'opera d'arte ed il visitatore che, percorrendo l'intera struttura, ha modo d'incontrare passato e presente.
In particolare si tratta di un percorso di visita dedicato alle testimonianze religiose dell'arte contemporanea dal 1949 al 2006, concepite da artisti di rilievo nazionale ed internazionale come: Robert Carroll, Arturo Casanova, Loredana Cerveglieri, Riccardo Dalisi, Stelio Di Bello, Renato Laffranchi, Christian Leperino, Francesco Lucrezi, Dino Migliorini, Serena Nono, Giani Pisani, Pietro e Rino Volpe, Carla Viparelli, Filippo Rossi, Gianfranco De Angelis, Rosa Panaro, Prisco De Vivo, Annamaria Bova, Italo Schirra, Aviero Bargagli, Aulo Pedicini, Andrea Pistolesi, Mauro Vaccai, Vincenzo Aulitto, Giorgio Longhin.

 

• museo dell'attore napoletano

via de pretis
telefono: 0814203331
sito web: www.museionline.it
ingresso (indicativo): euro 0 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)
orario: 09.00-19.00/09.00-13.00 (festivo)

 

Inugurato nel 2000 il museo è allestito nel sottopasso di p.zza del Municipio e presenta con una mostra permanente intitolata Il mito del palcoscenico circa 400 cimeli appartenuti agli attori napoletani: dai Maggio ai De Filippo, da Nino Taranto a Troisi. Tra gli oggetti esposti si segnalano il baule con gli abiti di scena di Nino Taranto, gli appunti di Eduardo Scarpetta, un copione autografo di Antonio Petito, uno smoking di Peppino De Filippo, la bombetta di Totò e un vestito di Concetta Patra.

 

• museo nazionale di capodimonte

via miano n.2
telefono: 081.7499111 / fax: 081.2294498
sito web: www.museo-capodimonte.it
e-mail: artina@arti.beniculturali.it
ingresso (indicativo): euro 7,50 (tariffa intera) - euro 3,75 per giovani 18-25 anni;
6,50 h.14-17; gratis under 18 e over 65 (tariffa ridotta)
orario: 8.30 - 19.30
chiuso il mercoledì

 

L'attuale sede del Museo e delle Gallerie Nazionali di Capodimonte sorse nel 1743 per volere di Carlo di Borbone, l'incarico di costruire il Palazzo Reale fu affidato a Giovanni Antonio Medrano e Antonio Canevari, mentre a Ferdinando Sanfelice fu conferito quello di realizzare il grande Parco, con la parte botanica affidata al responsabile dell'Orto Botanico, Denhardt. Lo splendido sito, che domina la parte orientale della città dalla collina di Capodimonte, costituisce uno dei maggiori riferimenti Barocchi e Rococò a Napoli. Si compone della Palazzina dei Principi, dell'edificio della Manifattura delle Porcellane, della grandiosa Reggia circondata dal Parco, della Cappella di San Gennaro, della Faggianeria, della Casina della Regina e dall'Eremo dei Cappuccini.
L'ingresso è gratuito per i minori di 18 e i maggiori di 65 anni.

 

• museo civico di castel nuovo (maschio angioino)

piazza municipio
telefono: 0817955877
sito web: www.museionline.it
ingresso (indicativo): euro 5.16 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)
orario: 9.00 - 19.00
chiuso la domenica

 

La costruzione del Maschio Angioino iniziò nel 1279, sotto il regno di Carlo I d'Angiò, su progetto dell'architetto francese Pierre de Chaule. Per la sua posizione strategica il nuovo castello rivestì non solo le caratteristiche di una residenza reale, ma anche quelle di una fortezza. Fin dall'inizio esso venne chiamato "Castrum Novum" per distinguerlo da quelli più antichi dell'Ovo e Capuano. Durante il regno di Roberto d'Angiò il Castello divenne un centro di cultura dove soggiornarono artisti, medici e letterati fra cui Giotto, Petrarca e Boccaccio.

Agli Angioini successero gli Aragonesi con Alfonso I, che seguendo la scelta dei predecessori, fissò la sua dimora reale in Castel Nuovo iniziandone i lavori di ricostruzione e facendo innalzare all'esterno, fra la Torre di Mezzo e quella di Guardia, il grandioso Arco di Trionfo per celebrare il suo vittorioso ingresso nella città di Napoli.
Con gli Aragonesi si assiste al passaggio dal medioevale castello-palazzo alla fortezza di età moderna, adeguata alle nuove esigenze belliche e la zona intorno al Castello perde il carattere residenziale che aveva con gli Angioini. La struttura della costruzione aragonese risulta senz'altro più massiccia rispetto a quella angioina e rispecchia abbastanza fedelmente quella attuale, scaturita dai lavori di risanamento dei primi anni di questo secolo.

Il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro di piperno ed una di tufo) poggianti su un basamento in cui si aprono dei cammini di ronda. L'area del cortile, che ricalca quella angioina, è formata da elementi catalani come il porticato ad arcate ribassate e la scala esterna in piperno, opera dell'architetto maiorchino Guglielmo Sagrera, che conduce alla Sala dei Baroni e conferisce a questo angolo della corte il caratteristico aspetto dei patii spagnoli.

Alla fine del XV secolo i Francesi subentrarono agli Aragonesi; tale presenza non durò per molto tempo, in quanto i Francesi furono sostituiti a loro volta dai vicer√© spagnoli ed austriaci. Durante il periodo vicereale (1503-1734), le strutture difensive del castello, adibito ad un uso prettamente militare, vennero ulteriormente modificate. Con l'avvento di Carlo III di Borbone che sconfisse l'imperatore Carlo VI nel 1734, il castello venne circondato in varie riprese da fabbriche di ogni genere, depositi ed abitazioni.

Nel primo ventennio del XX secolo iniziarono a cura del Comune i lavori di isolamento del castello dalle costruzioni contigue (vedi video di Bernardo Leonardi); la validità di questo intervento scaturiva dal riconoscimento del valore storico e monumentale della fortezza e dalla necessità del recupero complessivo della piazza antistante.
Attualmente il complesso monumentale viene destinato ad un uso culturale ed è, tra l'altro, la sede del Museo Civico. L'itinerario museale si articola tra la Sala dell'Armeria, la Cappella Palatina o di Santa Barbara, il primo ed il secondo piano della cortina meridionale a cui si aggiungono la Sala Carlo V e la Sala della Loggia destinate ad ospitare mostre ed iniziative culturali.

 

• città della scienza

via coroglio, 104
telefono: 081 2420024
sito web: www.cittadellascienza.it
e-mail: contactcentre@cittadellascienza.it
ingresso (indicativo): euro 7 (tariffa intera) - euro 5 under18 (tariffa ridotta)
orario: mar-sab h.9-17/dom h.10-19 (festivo)
chiuso il lunedì

 

E' il primo science centre in Italia. Diviso in diverse sezioni, il percorso porta, attraverso la sperimentazione e la didattica, alla scoperta dei fenomeni con cui siamo a contatto quotidianamente, dalle grandi scoperte scientifiche all'evoluzione umana, dalla fisica ai sistemi di comunicazione di massa. Inoltre, una sezione del museo è dedicata ai bambini piccoli, che possono muovere i primi passi alla scoperta del mondo.

 

• museo diocesano

santa maria donnaregina nuova - largo donnaregina
telefono: 081.5571365 / fax: 081.299480
sito web: www.museodiocesanonapoli.it
ingresso (indicativo): euro 6 (tariffa intera) - euro 4 (tariffa ridotta)

 

All'interno della monumentale chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova sorge un museo che intende offrire una triplice dimensione di lettura, infatti alle opere proprie della chiesa di Donnaregina si vanno ad aggiungere opere appartenenti ad edifici sacri distrutti o dismessi e a chiese in stato di restauro. Da ciò si evince come il Museo Diocesano di Napoli intenda presentarsi come una significativa esposizione delle arti decorative a Napoli.

 

• museo nazionale della ceramica "duca di martina"

via cimarosa n.77
telefono: 081.5788418; 081.2292110; 848.800288
sito web: www.beniculturali.it
ingresso (indicativo): euro 2,50 (tariffa intera) - euro 1,25 residenti UE 19-24 anni; gratis under 18 e over 65; -20% con Artecard (tariffa ridotta)
orario: 8.30-13.30
chiuso il martedì

 

Presso Villa La Floridiana, opera dell'architetto neoclassico Antonio Nicolini, è ospitata una preziosa collezione di oggetti di arte applicata raccolta da Placido De Sangro, duca di Martina. De Sangro riunì, a partire dal 1860, vetri, coralli, avori, oggetti in cuoio, smalti, tabacchiere e soprattutto una splendida collezione di maioliche e porcellane. Inoltre sono esposti bozzetti napoletani del '700 e arredi. Al primo piano sono conservate le porcellane di manifattura europea, fra le quali spiccano le raccolte della manifattura di Meissen, di Capodimonte e di Napoli dell'epoca borbonica, del marchese Ginori a Doccia, oltre alle porcellane francesi, tedesche e viennesi. Si segnala la splendida raccolta di arti orientali con porcellane cinesi e giapponesi, bronzi, giade e smalti. Al pian terreno un'importante raccolta di maioliche rinascimentali, seicentesche e ispano-moresche.
Gli orari indicati si riferiscono alle visite accompagnate.

 

• museo civico "filangieri"

via duomo, 288
telefono: 081.203175
sito web: www.museionline.it
orario: 9.30-14 e 15.30-19/9.30-13.30 (festivo)
chiuso il lunedì

 

Voluto da Gaetano Filangieri, principe di Satriano, conserva all'interno oltre alla prestigiosa collezione donata dal Filangieri alla città negli ultimi anni dell' Ottocento, preziosi dipinti. E' dotato anche di una biblioteca che raccoglie un gran numero di libri riguardanti la storia della città e una pregevole raccolta di manoscritti.
Attualmente il museo non è accessibile per lavori di restauro.

 

• museo di fisica

viale kennedy (mostra d'oltremare)
telefono: 081.7253111
sito web: www.na.infn.it/Museum/Museum.html
ingresso (indicativo): euro 0 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)

 

Il museo si trova nel complesso della Mostra d'Oltremare, costruito tra il 1937 e il 1940 per ospitare le esposizioni triennali fasciste. La collezione è costituita dagli strumenti del Gabinetto di Fisica della Reale Università, cui si aggiunsero, dopo l'unità d'Italia, quelli provenienti dal Gabinetto di Fisica di Casa Reale. Quest'ultimo custodiva gli oggetti più antichi della collezione. Fanno inoltre parte della collezione gli strumenti utilizzati da Macedonio Melloni tra il 1840 ed il 1850 per le sue ricerche sul calore radiante ed una serie di apparecchi lavorati dai più importanti costruttori francesi ed inglesi della prima metà dell'800.
Il Museo si trova nell'aula Rodi della Mostra d' Oltremare, ed è aperto solo su richiesta il Martedì e il Venerdì.

 

• museo archivio laboratorio per le arti contemporanee "hermann nitsch"

salita pontecorvo, 29/d
telefono: 081.5641655 / fax: 081.5641494
sito web: www.museonitsch.org
e-mail: info@museonitsch.org
orario: lun-dom 10-19
chiuso il martedì

 

Luogo funzionale flessibile in cui sperimentare forme di arte plurime, il Museo Nitsch è costituito da diverse sezioni: - la Collezione, caratterizzata da installazioni ed opere che Nitsch, in collaborazione con Giuseppe Morra, ha realizzato a partire dal 1947; - il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione, organizzato attraverso l'implementazione informatica di testi, immagini ed eventi che partono dal XX secolo; - la Biblioteca/Mediateca, che sistema libri, cataloghi, testi critici, articoli, riviste, monografie, interviste, conferenze e dibattiti; - il Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente, che riunisce i materiali video delle Azioni realizzate dagli anni '70 ad oggi e che si propone di essere centro di diffusione e promozione del cinema indipendente; - la Discoteca di Musica Contemporanea, dal 1940 ad oggi; - il Centro per le Arti Performative e Multimediali, informatizzati ma collegabili ed unificabili ad archiviazioni future, relative ad altri materiali ed eventi interdisciplinari. Rivendicando nessi profondi di consistenza antropologica, il Museo si propone come un posto diversificato dove conoscersi, distinguersi, parlare attorno all'essenza stessa dell'arte, dei suoi linguaggi, della sua drammaturgia, dei suoi fenomeni.

 

• madre

via settembrini, 79
tel. 081.292833 - 081.19313016
orario: 10-21/ sab. e dom. 10-24

 

Area espositiva di respiro internazionale, interamente dedicata all'arte contemporanea. Ospita una collezione permanente con opere di Francesco Clemente, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Richard Long, Sol LeWitt, Mimmo Paladino, Richard Serra, Domenico Bianchi, Rebecca Horn, Jeff Koons.

 

• museo didattico del mare di napoli

i.t.n. duca degli abruzzi - via pozzuoli 5 - bagnoli (napoli)
telefono: 081 6173749
e-mail: museodelmare@libero.it
orario: dal lunedì al sabato 9,00-13,00/15,00-19,00

 

La raccolta museale è costituita da pezzi che sono di fondamentale importanza per illustrare l'evoluzione delle tecniche marittime ed è suddivisa in settori.
La Sezione Modelli comprende esemplari di diverso tipo: modelli realizzati dagli allievi della specializzazione "costruttori navali" attiva fino alla metà del secolo, tutti di raffinata fattura, sui quali spicca per pregio quello di una lancia sorrentina; modelli di cantiere modelli didattici; modelli prodotti dagli allievi nei corsi di modellismo.
La Sezione Strumenti illustra origini ed evoluzione della navigazione e raccoglie: bussole, ottanti, sestanti, orologi solari, inclinometri in perfetto stato di conservazione ed uso.
La Sezione Documenti comprende raccolte di atlanti, carte nautiche, testi, foto e videotape.
La Sezione Apparecchi Didattici raccoglie quelli usati nei laboratori della Scuola che erano i più avanzati dell'epoca.
Il Museo è abituale luogo di studio per gli allievi, i quali si prestano, con grande entusiasmo a guidare i visitatori e a fornire loro dettagliate informazioni.

 

• museo archeologico nazionale

piazza museo n.19
telefono: 081.4422149
sito web: www.marcheo.napolibeniculturali.it
ingresso (indicativo): euro 6,50 (tariffa intera) - euro 3,25 dai 18 ai 24 anni
gratuito fino ai 18 anni e dopo i 65 (tariffa ridotta)
orario: 9-19.30
chiuso il martedì

 

E' il più importante Museo Archeologico d'Europa, con una ricca collezione di monete, una Sezione Egizia e una serie di Sale che ospitano pezzi di eccezionale importanza. Tra questi vanno citati il grande mosaico che raffigura "La battaglia di Alessandro a Isso", il Toro Farnese, il gruppo dei Tirannicidi, le Tavole di Eraclea e le Sale del Tempio di Iside.
L'edificio del Museo fu costruito nei primi anni del '600 su di un primitivo impianto della fine del '500, destinato a scuderia e mai utilizzato. La nuova costruzione, che doveva ospitare l'Università di Napoli, venne inaugurata nel 1615 e le fu dato il nome di "Palazzo dei Regi Studi". Nel 1777, trasferita l'Università, il re Ferdinando IV di Borbone destinò il Palazzo a sede del Museo Borbonico e della Real Biblioteca e diede l'incarico all'architetto F. Fuga di restaurare e modificare l'edificio. Si ebbero negli anni numerose trasformazioni architettoniche, la più sostanziale delle quali fu l'innalzamento del primo piano sulle due ali del palazzo. Tra la fine del '700 e i primi dell'800 vennero via via sistemate le ricche collezioni farnesiane - quadreria, raccolte d'antichità e biblioteca - prima in parte collocate nel Museo di Capodimonte, e le raccolte dei vari palazzi reali. All'inizio dell'800 vennero trasportate nel Museo anche le antichità trovate a partire dalla metà del '700 a Pompei, Ercolano e Stabia ed esposte fino a quel momento nel Museo Ercolanese di Portici. Nel 1816 il Museo, così costituito intorno ai due grossi nuclei farnesiano e vesuviano, prese il nome di "Real Museo Borbonico". Nel corso del secolo scorso si susseguirono molte nuove immissioni, sia di collezioni private sia di materiali di scavo, provenienti per lo più dalla Campania e dall'Italia Meridionale. Intanto, nel 1860, con l'unità d'Italia, il Museo Borbonico diventava di proprietà dello Stato, assumendo la nuova denominazione di "Museo Nazionale". Tra il 1863 e il 1875 I'istituto, che aveva sempre avuto problemi di affollamento e di organizzazione dell'esposizione, venne finalmente in buona parte riordinato da Giuseppe Fiorelli. Una nuova generale sistemazione venne realizzata da Ettore Pais tra il 1901 e il 1904 e ad essa seguirono riorganizzazioni di singole collezioni, rese possibili anche dalla disponibilità di nuovi spazi determinata dai trasferimenti in altre sedi, nel 1925, della Biblioteca Nazionale - l'antica Real Biblioteca - e, nel 1957, della Pinacoteca, che andò a costituire il "Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte". Rimasero così in questa sede soltanto le ricche collezioni di antichità, e il Museo assunse quindi la sua odierna identità di Museo Archeologico. Da vari anni l'edificio è oggetto di un restauro radicale, oggi quasi ultimato, mentre si va realizzando un globale riordinamento delle collezioni teso a documentare da un lato il collezionismo privato, dall'altro i vari contesti topografici dei materiali di scavo. A causa di questi lavori di riordino numerose raccolte, quali ad esempio quelle degli ori e della suppellettile in bronzo, sono oggi escluse dal percorso di visita.

 

• museo del novecento a napoli

carcere alto di castel sant'elmo, via tito angelini
telefono. 081.5587708
ingresso (indicativo): euro 5
orario: 9.00 - 18.00

 

Il museo si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitrè (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1919-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta; dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal gruppo "Sud" al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all'informale o al Gruppo '58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare riferimento alle sperimentazioni poetico-visive e all'attività dei gruppi legati alle esperienze condotte nel campo del sociale. Fino all'ultima sezione, dove è documentata l'attività di quanti, pur continuando a operare dopo l'80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio, prima che il terribile sisma del 23 novembre colpisse e segnasse nel profondo realtà e prospettive di Napoli e di altre aree meridionali.

 

• museo di palazzo reale

piazza plebiscito, 1
telefono: 081.400547; 848.800288
sito web: www.palazzorealenapoli.it
ingresso (indicativo): euro 4 (tariffa intera) - euro 2 per residenti UE 18-25 anni;
gratis under18 e over65 (tariffa ridotta)
orario: 9-20.00 (festivo)
chiuso il mercoledì

 

Nel panorama di Napoli, dal mare, si distingue la lunga facciata rossa e grigia del Palazzo Reale, ornata, al primo piano, dai grillages del giardino pensile.
Ai primi del 1600, i Viceré spagnoli di Napoli, decisero di costruire per sé e per i viaggi del Re di Spagna una residenza moderna, aperta in porticati e logge, ampia e ben decorata, secondo il gusto classicistico. Ben diversa quindi, dai magici castelli fortificati nei quali avevano vissuto i Re angioini ed aragonesi.
Il luogo prescelto si trovava accanto a Castel Nuovo, alla fine di via Toledo, verso il nuovo quartiere residenziale di Chiaia, a sud-ovest della città antica.

Ancor oggi il Largo di Palazzo, piazza del Plebiscito, è uno dei centri del potere dello Stato a Napoli. Su di esso infatti, si affacciano le sedi del Comando Militare in Italia Meridionale e della Prefettura.
Il palazzo fu progettato, ed in parte costruito, da Domenico Fontana, per ordine del Vicer√© Fernando Ruiz de Castro, Conte di Lemos e della Viceregina Caterina Z√∫nica, secondo un modello edilizio del tardo Rinascimento. Un modello che l'architetto aveva già sperimentato a Roma, nella sua attività per il Papa Sisto V.
Soprattutto la facciata, in mattoni e piperno, riprende, con accentuazione manieristica dell'estensione in larghezza, temi costruttivi ed ornamentali della cultura romana, come colonne di granito, iscrizioni in latino, frontoni e lesene doriche, ioniche e corinzie.
L'interno è distribuito intorno al cortile d'onore, quadrato e circondato da un porticato ad archi di piperno, che, nel piano superiore, corrisponde all'ambulacro, loggia coperta su cui si affacciano le stanze.

Già nel progetto del Fontana, ma anche come risultato dei successivi ampliamenti, di Sanfelice, Vanvitelli, Fuga e Gaetano Genovese, altri due cortili di pianta rettangolare comunicano con la corte d'onore: il cortile del Belvedere e quello delle Carrozze, creando, con gli androni allineati e la ripetizione modulare degli elementi architettonici, suggestivi effetti di più direzioni all'infinito.
A nord si estende il giardino creato dal botanico Denhart nel 1841, negli anni del grande restauro ottocentesco della Reggia. Magnolie, lecci e piante rare accostano i loro verdi con gusto pittorico, con l'inserto esotico, e più recente, di palme ad alto fusto.
Il giardino e tutto il versante nord-orientale della Reggia con il Regio Teatro San Carlo e la scarpata delle scuderie sono circondati da una cancellata ottocentesca in ferro.
L'ingresso dell'antico maneggio è sormontato dalle sculture in ferro di due "domatori di cavalli" di Clodt Von Jurgenburg, donati al Re Ferdinando II Borbone dallo Zar di Russia nel 1846 e inaspettato motivo di gemellaggio con San Pietroburgo perch√© replica di altre due sculture collocate su un ponte della Neva.

La spianata verso il Vesuvio è collegata agli spalti del Maschio Angioino da un ponte ad arco di impianto vicereale, traccia dell'antico funzionale legame tra il Palazzo e la Fortezza, con l'arsenale delle artiglierie.
La Fabbrica di Porcellana Borbonica, nel primo periodo di attività, si trovava in un padiglione qui accanto e tutto il palazzo era animato da attività accessorie alla vita di corte, come: la Reale Stamperia, la Reale Arazzeria (dopo il trasferimento da San Carlo alle Mortelle), la seicentesca Accademia Palatina, la Cappella Reale, gli Uffici della Tappezzeria, i corpi di guardia militare, gli alloggi del maggiordomo maggiore e di tutto il personale.
Per tre secoli, dal 1600 al 1946, il Palazzo Reale è stato sede del potere monarchico a Napoli ed in Italia Meridionale, abitato, prima da Vicer√© spagnoli e austriaci, poi dai Re Borbone, infine dai Savoia.
Dal 1919 il Palazzo Reale è adibito a Museo degli Appartamenti Storici ed a Biblioteca Nazionale, svolge, quindi, un ruolo diverso, un ruolo culturale, nella vita della città.

 

• museo dell'osservatorio astronomico di capodimonte

via moiariello n.16
telefono: 0815575111
sito web: www.polomusealenapoli.beniculturali.it
ingresso gratuito
orario: 9.00 - 13.30
chiuso sabato e domenica/possibile accedere con appuntamento

 

Realizzato nel 1819 sulla collina Miradois, nella zona di Capodimonte, la sua costruzione, che si avvalse della consulenza di F.Zuccari e di G.Pazzi, fu voluta da voluta da Ferdinando I di Borbone per promuovere le attività scientifiche nella città; tale merito gli è riconosciuto da una dedica che si può leggere sul frontone dell'edificio. La facciata è caratterizzata da un pronao neoclassico esastilo e da finestre e aperture semicircolari mentre la struttura originaria presentava due ali coperte da due cupole argentate. Con l'ampliamento avvenuto durante questo secolo sono stati aggiunti due brevi corpi. Su un ampio terrazzo semicircolare sono disposte tre cupole e gli strumenti di osservazione. Dal terrazzo si gode inoltre un ottimo panorama della città e questa splendida posizione aumenta il fascino dell'edificio.

 

• museo di paleobotanica ed etnobotanica

via foria n.223
telefono: 081.449759-455654
sito web: www.museionline.it
ingresso (indicativo): euro 0 (tariffa intera) - euro 0 (tariffa ridotta)

 

All'interno dell'Orto botanico, ospitato in Seicentesco edificio, troviamo il museo, diviso in due sezioni: quella paleobotanica e quella etnobotanica. Nella sezione paleobotanica sono esposti reperti fossili che testimoniano l'evoluzione delle piante terrestri dal Siluriano (400 milioni di anni fa) ai giorni nostri; di rilievo la costruzione tridimensionale, in ferro e vetroresina, di un albero filogenetico (alto 2.50 m. e largo 3 m.), il quale illustra la comparsa e l'evoluzione dei principali gruppi delle piante terrestri. Nella sezione etnobotanica sono collezionati oggetti in materiale vegetale provenienti dal Messico, dall'Amazzonia, dal Borneo, da Sumatra e dalle Filippine; tra gli oggetti provenienti dalle Filippine, si segnalano i cestini ottenuti dall'intreccio di fibre chiare di una palma (corypha elata) e dalle fibre scure ottenute dalla felce (Lygodium japonium) utilizzate come contenitori per miscele; interessanti anche alcuni oggetti d'uso domestico realizzati con fibre di Agave (Agave deweyana) provenienti dal Messico.

 

• museo artistico industriale "palizzi"

piazza salazar, 6
telefono: 081.7647471
sito web: http://mai.museum.com/italiano/pagine/biblio.html
ingresso (indicativo): gratuito
oraio: 9-13
chiuso la domenica

 

Il Museo custodisce le migliori opere realizzate dagli allievi della scuola e una considerevole raccolta di ceramiche antiche. Fra queste rivestono un interesse particolare alcuni rari esempi di ceramica invetriata, come le statue di divinità Egizie che vanno dal X secolo A.C. all' età Tolemaica. Sulla parete destra del primo salone si possono ammirare pannelli e piastrelle da rivestimento di produzione Persiana, Turca e Siriana; all'interno sono esposti anche prodotti Olandesi, Tedeschi, Spagnoli, e le raffinate ceramiche Francesi del '700, ma lo spazio maggiore è riservato alla produzione Italiana, in particolare alle manifatture meridionali. La sezione più interessante del museo e' quella che ospita frammenti di pavimentazioni di chiese napoletane che vanno dal Quindicesimo al Diciottesimo secolo, tra cui si ricordano le piastrelle provenienti dall'impiantito della Cappella Brancaccio in Sant'Angelo a Nilo ed un intero pavimento proveniente da una chiesa del comune Ischitano di Forio ad Ischia. La ceramica napoletana è rappresentata anche dallo splendido vasellame per uso farmaceutico.
Il museo dispone di una biblioteca, un archivio storico e fotografico.

 

• pan - palazzo delle arti di napoli

via dei mille, 60
telefono: 081.7958605/06
sito web: www.palazzoartinapoli.net
e-mail: info@palazzoartinapoli.net
ingresso (indicativo): euro 5 (tariffa intera) - euro 3 (tariffa ridotta)
orario: 9.30-19.30/9.30-14.30 (festivo)

 

Prima struttura civica cittadina destinata alla funzione permanente ed esclusiva di centro per le arti contemporanee. Nei suoi 6.000 mq distribuiti su 3 piani il Pan ospita espressioni culturali che interessano tutte le arti ed il loro manifestarsi, consentendo la consultazione, l'esposizione e la promozione delle opere più significative e dei documenti di maggior pregio del periodo contemporaneo, dalla pittura alla scultura, dall'architettura alla fotografia, dal design al cinema, dalla video arte al fumetto.

 

• museo nazionale ferroviario di napoli "pietrarsa"

via pietrarsa n.25
telefono: 081.472003
sito web: www.ferroviedellostato.it
orario: 8.30-13.30
chiuso il sabato

 

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa si estende su un'area di 36.000 mq. con il Golfo di Napoli e il Vesuvio come cornice. Sito al confine fra i comuni di Napoli e Portici, vi si accede grazie alla statale 18, conosciuta un tempo come "La strada regia delle Calabrie". Il Museo di Pietrarsa fu allestito all'interno dell'antico Opificio borbonico, restituito al territorio vesuviano dopo un sapiente e rigoroso restauro. Raramente un museo ha avuto il privilegio di un assoluta affinità tra la storia delle sue architetture e la storia in esso raccontata; Pietrarsa e' il primo Museo italiano interamente dedicato alle Ferrovie e, per la ricchezza dei materiali esposti, entra di diritto nel novero dei più importanti Musei Ferroviari d'Europa.

 

• museo pignatelli cortes e museo delle carrozze

riviera di chiaia n.200
telefono: 081.7612356; 081.669675; 848.800288 / fax: 081.669675
sito web: www.beniculturali.it
e-mail: artina@arti.beniculturali.it
ingresso (indicativo): euro 2 (tariffa intera) - euro 1 per residenti UE 19-24 anni;
gratis under18 e over 65; 10% di riduzione con Artecard. (tariffa ridotta)
orario: 8.30-14.00
chiuso il martedì

 

Il museo, situato all'interno della neoclassica Villa Pignatelli, conserva arredi di fine '800, porcellane realizzate dalle più importanti fabbriche italiane ed europee del '700 e '800, di cui il nucleo principale è quello costituito dalle manifatture di Maissen. Interessanti sono anche i pezzi della manifattura di Vienna. Le porcellane italiane del '700 sono rappresentate da oggetti di produzione della Real Fabbrica di Capodimonte. Inoltre dipinti di scuola napoletana del '700, vasi cinesi, e bozzetti di Vincenzo Gemito. Al museo è annessa una sezione (attualmente in restauro)dedicata alle carrozze d'epoca (XIX e XX secolo) collezionate dal marchese Mario d'Alessandro di Civitanova.

 

• plart - museo della plastica

via martucci, 48
telefono: 081.19565703
sito web: www.plart.it
ingresso (indicativo): euro 5 (tariffa intera) - euro riduzioni per gruppi numerosi (tariffa ridotta)
orario: mar-ven h.10.30-13/16-18
chiuso il lunedì

 

Il Plart nasce come spazio polifunzionale dedicato alla ricerca scientifica e all'innovazione tecnologica per il recupero, restauro e conservazione delle opere d'arte e di design in materiale plastico. Questo spazio è dedicato all'esposizione, a rotazione, di una selezione degli oggetti più significativi della collezione di plastiche storiche. La raccolta racconta la storia della plastica e con essa l'evoluzione degli usi e costumi della società, dalla fine dell'Ottocento agli anni '70, mettendo in luce l'eterogeneità e la versatilità di questa eclettica famiglia di materiali: dalla bakelite alla celluloide, dalla resina al poliuretano. E' una raccolta musealizzata di oltre 1500 pezzi in materiale sintetico costituita da oggetti di design anonimo - penne, bambole, scatole, lampade - ed opere di designers ed artisti contemporanei.

 

• museo del tesoro di san gennaro

via duomo n.149
telefono: 081.294980
sito web: www.museosangennaro.com
orario: mar-sab 9.30-17
dom. e fest. 9.30-14.30
chiuso il lunedì/ad agosto aperto tutti i giorni

 

Con una propria entrata indipendente, è attiguo alla Basilica del Duomo di Napoli e alla Real Cappella del Tesoro ed è inserito in uno degli itinerari storici più antichi della Città partenopea. Sono esposte le donazioni ricevute dal Patrono della città nell'arco di sette secoli. Si tratta di autentiche opere d'arte, conservate finora dalla Deputazione della Real Cappella del Tesoro, l'antica istituzione fondata nel 1527: gioielli, busti, statue, ostensori, dipinti, pregiati tessuti e altro dal valore inestimabile. Data la vastità del Tesoro, il Museo ha carattere permanente, proponendo ogni anno un tema diverso. Si inizierà con gli Argenti, circa settanta capolavori dell'artigianato napoletano a cavallo fra il XIII e il XVIII secolo. Del percorso museale fanno parte anche le tre sacrestie secentesche della Real Cappella del Tesoro appena restaurate, con dipinti di Massimo Stanzione, Luca Giordano, Farelli e Falcone.

 

• museo nazionale di san martino

piazzale san martino n.5
telefono: 081.2294589 - 848.800288
orario: 8.30 - 19.30
chiuso il mercoledì

 

Il Museo fu aperto al pubblico nel 1866, all'indomani dell'Unità d'Italia, dopo che la Certosa, inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi, fu dichiarata Monumento Nazionale.
Per volontà dell'archeologo Giuseppe Fiorelli gli ambienti furono destinati a raccogliere in un museo testimonianze della vita di Napoli e del Regno meridionale, divise nella Sezione Storica e in varie raccolte di Pittura, Scultura, Presepi e Arti Minori.

 

• complesso monumentale santa chiara

via santa chiara, 49c
telefono: 081.5516673 ; 081.19362953 / fax: 081.5516673 ; 081.19362953
sito web: www.monasterodisantachiara.eu
e-mail: info@monasterodisantachiara.eu
ingresso (indicativo): euro 5 (tariffa intera) - euro 3,50 (anziani over 65; gruppi oltre 25 persone; insegnanti muniti di documento; ragazzi dai 6 ai 18 anni) (tariffa ridotta)
orario: 9.30-17.30/10-14.30 (festivo)

 

Chiesa di Santa Chiara
La costruzione del complesso monumentale di S. Chiara ebbe inizio nel 1310, per volontà del re Roberto d'Angiò e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca. I lavori, furono eseguiti sotto la direzione di Gagliardo Primario e Lionardo di Vito. Nel 1340 la chiesa fu aperta al culto.
La cittadella francescana fu realizzata costruendo due conventi contigui ma separati: uno femminile, destinato ad accogliere le clarisse, e l'altro maschile, ospitante i frati minori francescani.
La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l'antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto e l'interno con un'unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato. La copertura è a capriate.
Alle spalle dell'altare è situato il Coro delle clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, in cui si riconosce la mano di Giotto, chiamato a decorare le pareti della chiesa nel 1326. I monumenti funebri, situati nel presbiterio, furono realizzati da scultori trecenteschi come Tino di Camaino, che lavorò alle tombe di Carlo di Calabria e di Maria di Valois, e i fratelli Bertini, cui si deve il sepolcro di Roberto d'Angiò. Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche ad opera dell'architetto Vaccaro. Fastosi rivestimenti donarono al complesso un aspetto barocco: l'interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell'epoca, quali de Mura, Conca, Bonito e de Maio; Massotti si occupò dell'altare maggiore, mentre il pavimento in marmo fu eseguito da Fuga.
Il 4 agosto del 1943 la chiesa fu quasi del tutto distrutta da un bombardamento aereo. Essa fu ricostruita e restaurata sotto la direzione di Mario Zampino, secondo l'originario stile gotico. Dieci anni dopo, il 4 agosto del 1953, la chiesa fu riaperta al culto.

 

Il Presepe napoletano
All'ingresso del Chiostro, sulla destra, si accede alla sala dove è conservato un presepe con pastori del Settecento e dell'Ottocento. In esso sono rappresentati personaggi e scene della vita quotidiana dell'epoca, riprodotti con minuziosa cura, financo nell'utilizzo della stoffa allora di uso comune. Inoltre, nel rispetto della tradizione presepiale napoletana, la scena non si limita alla sacra famiglia ma si allarga, fino a raffigurare icasticamente uno spaccato tipico di quella Napoli. In questo contesto realistico i personaggi sacri sono invece rappresentati secondo i canoni della tradizione figurativa cristiana.
La natività, infine, non è ambientata in una stalla, bensì in un monumento romano diroccato. Questa peculiarità simboleggia il trionfo del cristianesimo sul paganesimo, ma è anche riflesso del grande interesse suscitato dalla scoperta dell'area archeologica di Ercolano, avvenuta agli inizi del XVIII secolo.

 

Il Chiostro Maiolicato
Il Chiostro Maiolicato del monastero ha subito nel corso dei secoli varie trasformazioni. La più importante è stata eseguita da Vaccaro, tra il 1742 e il 1769, durante il badessato di Suor Ippolita Carmignano.
La struttura trecentesca, composta da 66 archi a sesto acuto poggianti su 72 pilastrini in piperno, è rimasta invariata, mentre il giardino è stato completamente modificato. Il Vaccaro ha realizzato due viali che, incrociandosi, hanno diviso il giardino in quattro settori. Fiancheggiano i viali 66 pilastri a pianta ottagonale, rivestiti da maioliche con scene vegetali. Le decorazioni delle maioliche si devono agli artigiani Donato e Giuseppe Massa, che hanno armonizzato la policromia del Chiostro con tutti gli elementi architettonici e naturali circostanti.
I pilastri maiolicati sono collegati tra loro da sedili sui quali, con la stessa tecnica, sono rappresentate scene tratte dalla vita quotidiana dell'epoca. Le pareti dei quattro lati del chiostro sono interamente coperte da affreschi secenteschi, raffiguranti santi, allegorie e scene dell'Antico Testamento.

 

Il Museo dell'Opera
Al termine di due dei bracci del Chiostro è posto l'ingresso al Museo dell'Opera. Suddiviso in quattro sale, il museo restituisce uno spaccato di storia napoletana, dall'antichità al XX secolo, e conserva alcuni tesori scampati al bombardamento del 1943. Nella Sala Archeologica sono raccolti i reperti rinvenuti durante gli scavi e i restauri. Nel secondo ambiente, la Sala della Storia, sono ricostruite le vicende e le vicissitudini del complesso monumentale nel corso dei secoli. La terza sala è quella cosiddetta dei Marmi, dove sono allocate statue e decorazioni marmoree, ivi collocate dopo il bombardamento della chiesa, nonch√© una parte dei fregi che ornavano le celle delle clarisse, riproducendo gli stemmi delle famiglie nobili da cui alcune di esse provenivano. Nella Sala dei Reliquiari, posta su un piano soppalcato, si conservano infine paramenti sacri, corredi liturgici e reliquie, oltre al busto ligneo dell'Ecce Homo, opera rinascimentale di Giovanni da Nola.

 

L'Area Archeologica
L'itinerario prosegue nell'Area Archeologica, dove si trovano resti di uno stabilimento termale romano scoperto nel dopoguerra, che, presumibilmente, apparteneva a una villa patrizia. Le terme sono la testimonianza più completa a noi pervenuta delle antiche thermae di Neapolis, di struttura simile a quelle di Pompei e di Ercolano. Esse risalgono alla fine del I secolo d. C., e i relativi condotti idrici facevano parte dell'acquedotto del Serino.

 

• museo di scienze naturali

via mezzocannone n.8
telefono: 081/2537587
sito web: http://www.musei.unina.it
orario: lunedì e giovedì 9.00 - 13.30; 15.00 - 17.00 martedì - venerdì 9.00 - 13.30

 

Il Centro Musei delle Scienze Naturali è stato istituito nel 1992 ed è costituito dai musei di Mineralogia, Zoologia, Antropologia e Paleontologia. L'alto valore scientifico e storico delle collezioni e il rilevante interesse artistico e culturale delle sale espositive ne fanno una struttura che si pone in chiara evidenza nei confronti delle altre istituzioni museali nazionali ed internazionali.
Il Centro Museale occupa una superficie di circa 4000 mq e custodisce più di 150.000 reperti provenienti da tutto il mondo. Le sale espositive, grazie all'impegno dell'Università degli Studi di Napoli Federico II sono aperte al pubblico dal lunedì al venerdì.

 

 

 

 

Scavi archeologici scavi

 

• complesso archeologico Carminiello ai mannesi

vico carminiello ai mannesi - pendino
telefono: 081.4409420

 

I resti del Complesso Archeologico del Vico Carminiello ai Mannesi sono venuti alla luce a seguito dei bombardamenti che durante la seconda guerra mondiale distrussero alcuni edifici e la omonima chiesa. L'edificio, che presumibilmente faceva parte di un complesso residenziale databile intorno al I sec. d.C., doveva ospitare al piano inferiore ambienti di servizio, mentre al piano superiore sono riconoscibili una vasca rettangolare e una vasca più piccola con fontana centrale. Nella parte meridionale dell'edificio era la zona termale. Inoltre, la costruizione ingloba al piano inferiore un ambiente ad abside, riferibile ad una precedente domus di età tardo repubblicana. Area archeologica romana risalente all' età imperiale. Visitabile solo su prenotazione tramite richiesta scritta alla Soprintendenza Archeologica di Napoli (081.440166).

 

• crypta neapolitana

salita grotta n.1
telefono: 081.669390
orario: 09,00 - 13,00

 

Il sito si trova all'ingresso dell'antico traforo che collegava Puteoli con Napoli. Qui, nel 1930, fu realizzato il Parco Virgiliano, all'interno si trova una Cripta ritenuta la tomba del poeta latino Virgilio, ma l'epigrafe che indica tale sistemazione risale ad un epoca posteriore. Nel 1934 nella Cripta Napoletana vennero tumulati i resti del poeta Giacomo Leopardi, fino ad allora custoditi nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. La struttura principale si compone - come previsto per i monumenti funebri latini - di un elemento cubico in, sormontato da un corpo cilindrico e ricoperto da lastre calcaree. L'interno è costituito da una volta a botte e dieci loculi, il tutto illuminato da tre aperture. Sulla destra del sepolcro si trova la Crypta Neapolitana, nota anche col nome di Grotta Vecchia, fu scavata nel tufo per oltre 700 metri per collegare Cuma e Pozzuoli con Napoli.

 

• duomo - complesso archeologico

via del duomo
orario: 9,00 - 12,00 / 16,30 - 19,00
9,00 - 12,00 (festivo)

 

Le strutture sono realizzate con blocchi di tufo, con ambienti reticolati coperti. Qui si trovano i resti di un edificio con porticato e resti di edifici religiosi paleocristiani. Tratti di strada Greca in blocchi di tufo, pavimento a mosaico.

 

• insediamenti agricoli di età romana

via b. longo - ponticelli

 

Nell'area, in epoca romana, vi era una serie di aziende agricole o ville che sfruttavano le risorse del territorio. Negli scavi effettuati negli anni ottanta sono emersi due impianti residenziali: una villa risalente al II secolo d.C. come attestano le strutture in opus quadratum e una costruzione successiva all'eruzione del 79 d.C. a ridosso della quale sorgeva una necropoli da cui sono state recuperate 23 tombe.

 

• napoli sotterranea

piazza san gaetano n.68
telefono: 081.296944
sito web: www.napolisotterranea.org
orario: 12.00-16.00/12.00-18.00 (festivo)

 

Acquedotto sotteraneo risalente all'epoca greca su cui i Romani, in epoca Augustea, costruirono varie gallerie: Grotta di Cocceio e Grotta di Seiano. Durante la II. Guerra Mondiale il sottosuolo fu utilizzato come rifugio antiaereo.

• oasi di santa maria di pietraspaccata

collina dei camaldoli

 

L'oasi unisce in se una serie di grotte scavate nella roccia, opera degli Osci, che divenne "ninfeo" in epoca romana. La grotta più grande divenne cappella in epoca paleocristiana. Alle grotte si aggiunge un romitorio costruito dopo il 1500 per ospitare i Romiti dediti al culto della Madonna. All'esterno del complesso si nota un'antica cisterna, originariamete alimentata da un "impluvium" scavato nella roccia.

 

• pizzofalcone

salita echia

 

E' senza dubbio il sito archeologico più antico della città dal momento che Pizzofalcone, o meglio il Monte Echia, corrisponde al luogo dove i Greci nel Ottavo secolo A. C. fondarono l'Acropoli di Partenope, che gli studiosi considerano il primo insediamento Greco. Distrutta dai Cumani, la città venne rifondata col nome di Neapolis (cioè "città nuova") in una zona non distante, dal momento che l'attuale Via Palepoli (nella zona di Santa Lucia, ai piedi del Monte Echia) ne riporta la memoria. Soltanto in una successiva fase, per esigenze di espansione, la città andò sviluppandosi verso oriente, dove oggi si trova il Centro Antico. Sui fianchi del Monte Echia sussistono tratti di mura in "opus reticulatum", mentre nel sottosuolo troveremo molteplici grotte scavate per l'estrazione di tufo. Il culmine del Monte Echia, cioè Pizzofalcone, non conserva più alcuna traccia dell'antico insediamento, ma si rivela archeologicamente interessante perch√© propone con grande chiarezza visiva la conformazione elevata e prospiciente il mare, che era prevista negli schemi urbanistici dei Greci.

 

• resti archeologici della collina di posillipo

A partire dall'età repubblicana, i Romani fecero della zona di "Pausylipon" la sede di numerosi edifici aristocratici. Tra essi il maggiore sarà l'enorme complesso appartenente al cavaliere Publio Vedio Pollione, importante personaggio politico legato all'imperatore Augusto. Oggi di quell'area sono visibili diversi edifici: un teatro capace di accogliere 2000 spettatori; un "odeion" per gli spettacoli musicali; il c.d. Tempio della Fortuna; il c.d. Palazzo degli Spiriti.

 

• san lorenzo - complesso archeologico

piazza s. gaetano
telefono: 081/2110860
sito web: www.sanlorenzomaggiorenapoli.it
orario: 9,30-17,30/9,30-13,30 (festivo)

 

Forum di età romana, coincidente con l'Agorà ¬§ella città ‚Ä°reca. Macellum (mercato) con Tholos centrale, porticati e tabernacoli visitabili nel chiostro.

 

• scavi del duomo

via duomo n.147
telefono: 081/449097-081294764
ingresso (indicativo): euro 2.58 (tariffa intera) - euro 1.55 (tariffa ridotta)
orario: 09,00-12,00/16,30-18,30/08,30-13,00 (festivo)

 

I lavori di restauro alla Cappella di Santa Restituta, effettuati nel 1972, portarono alla scoperta di numerose testimonianze archeologiche nel suo sottosuolo. Le ricerche sistematiche, iniziate subito dopo la scoperta, che hanno confermato l'ipotesi che suggeriva la Cappella di Santa Restituta come originaria Basilica paleocristiana. All'interno troveremo significativi reperti, tra cui un lungo muro e un tratto di pavimentazione stradale di epoca Greca, un muro con tracce d'intonaco rosso, vasi di epoca Romana, ambienti di seminterrati Romani e resti di pavimentazione musiva di epoca paleocristiana.

 

• scavi di ercolano

corso resina, 1 - ercolano
telefono: 081-7324311
fax: 081-777716992
Ufficio informazioni: 081-8575347 (aprile-ottobre, tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 15.00)
Biglietteria: 081-7777008
Per informazioni sulla sezione didattica: 081-8575331
orario: 8.30-19.30 (aprile-ottobre: ultimo ingresso ore 18.00);
8.30-17.00 (novembre-marzo: ultimo ingresso alle 15.30).

 

Situata su un promontorio alle pendici del Vesuvio, la cittadina di Ercolano (Herculaneum) all'epoca della grande eruzione del 79 d.C. era una centro satellite della vicina Napoli, a carattere essenzialmente residenziale e non soprattutto commerciale come Pompei. Fondata dagli Osci nel VII secolo a.C. come apprendiamo da Strabone (ma la tradizione la voleva creata da Ercole, che le avrebbe dato il nome), passò in seguito sotto il dominio degli Etruschi e quindi dei Sanniti. Seguì la stessa sorte di Pompei e, dopo aspre lotte, divenne municipium sotto il dominio di Roma.
Al momento dell'eruzione del Vesuvio, diversamente da Pompei, che fu seppellita da una pioggia di cenere e lapilli, Ercolano venne travolta da una marea di fango e detriti vulcanici, che diedero luogo, solidificandosi, ad una sorta di banco tufaceo durissimo, alto tra gli 8 e i 10 metri, all'interno del quale poterono conservarsi, molto meglio che a Pompei, le parti superiori delle costruzioni e anche tutti i materiali organici, come il legno, i tessuti, i resti del cibo, ecc., per cui ci si offre una visione unica della vita privata antica.

Il re Carlo di Borbone, un appassionato tutore del patrimonio culturale e archeologico napoletano, fece riprendere nel 1738, con ingenti mezzi, gli scavi nel punto in cui li aveva abbandonati il principe d'Elboeuf nel 1709 che aveva ritrovato diverse sculture. Fu così ritrovato il theatrum, che è tuttora accessibile soltanto dai cunicoli settecenteschi non essendo stato nuovamente scavato in epoca recente. Non lontano fu ritrovata la Basilica, un grande edificio rettangolare anch'esso per lo più ancora sepolto dal fango solidificato. Tra le sue rovine furono rinvenuti degli splendidi affreschi ora custoditi al Museo Archeologico di Napoli, raffiguranti Ercole e Teseo Lo scavo di un pozzo a pochi km ad ovest di Resina condusse a una scoperta importante, una sontuosa villa suburbana, la celebre Villa dei Papiri, edificio tuttora sepolto a una profondità di 20-25 m. Il complesso della villa si estendeva per oltre 250 m. parallelamente alla linea costiera.
L'atrio, preceduto da portici, conservava la decorazione parietale. Più che per la sua struttura architettonica, la villa diventò immediatamente famosa per i suoi straordinari reperti; nell'atrio, lungo i peristili e in alcuni degli ambienti era infatti disposta la più ricca serie di sculture che sia mai stata rinvenuta in un'abitazione privata: 58 sculture in bronzo e 21 in marmo, alcune di grandi dimensioni; ricordiamo tra le tante l'Hermes in riposo, (vedi foto) il gruppo delle Danzatrici, il Sileno ebbro, il Satiro dormiente, i Lottatori, il gruppo di Pan e l'ariete e il cosiddetto Pseudo-Seneca (vedi foto). Il nome della villa le viene dal ritrovamento, in un piccolo ambiente adiacente al peristilio di più di 1700 rotoli di papiro, un'intera biblioteca, in gran parte imballata e chiusa in casse, forse a causa dei lavori di restauro seguenti al terremoto del 62 d.C.
Gli scavi proseguirono con andamento lento e infruttuoso, resi pericolosi dai crolli e dalle esalazioni di gas, furono abbandonati per quelli di Pompei.

 

• scavi di san lorenzo maggiore

via tribunali n.316
telefono: 081/454948
ingresso (indicativo): euro 2.58
orario: estate: 9,00-13,00 inverno:9,00-13,00
09,00-13,30 (festivo)
chiuso il martedì

 

Gli scavi effettuati sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore, una delle più antiche di Napoli, rappresentano allo stesso tempo sia una testimonianza archeologica della città greco-romana che una tappa museale di grande interesse. I lavori di scavo hanno portato alla scoperta di un tratto di strada di 60 metri allineati all'attuale Vico Giganti risalente al periodo Greco di Napoli; la sede dell'Erarium di epoca Romana con l'ingresso decorato da un timpano in laterizio e alcune botteghe, il che fa ritenere che si tratti di un'area prossima al "Macellum".

 

• scavi di pompei

via villa dei misteri, 2 - pompei
telefono: 081-8575111; 081-8575347 (ufficio informazioni)
fax: 081-8613183
mail: info@pompeiisites.org; infopompei@tin.it (ufficio informazioni)
sito web: pompeiisites.org
orario: dal 1° novembre al 31 marzo: tutti i giorni dalle 8.30 alle 17.00 (ultimo ingresso: ore 15.30).
Dal 1° aprile al 31 ottobre: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso: ore 18.00)
Biglietto singolo (validità 1 giorno): 11 euro (intero); 5,50 euro (ridotto)

 

Pompei fu fondata da autoctoni con il concorso di greci ed etruschi, nell'ambito di una complessa operazione economico-politica.

Mentre l'origine e il significato del toponimo sono incerti, l'indagine archeologica ha stabilito che la maggior parte degli abitanti di Pompei proveniva dagli insediamenti della valle del fiume Sarno, con il notevole apporto degli Etruschi, i quali aspiravano a uno sbocco sul mare (precedentemente si erano stanziati nei centri interni di Nola e Nocera).

L'ubicazione di Pompei su un pianoro lavico dominante le foci del Sarno, allora navigabile, era ideale per smistare le produzioni della pianura tra il Vesuvio e la penisola sorrentina.

Alla fine del V sec. a.C. Pompei fu espugnata dai Sanniti e inglobata nella Lega nucerina. Alla fine del III secolo quando, in occasione della seconda guerra punica, la Lega è alleata di Roma, si registra a Pompei un eccezionale sviluppo economico e sociale, parallelamente all'espansione mediterranea dell'Urbe.

Nel II sec. la città assume la fisionomia che l'eruzione del 79 d.C. ci ha tramandata: il Foro su cui prospettano edifici come la Basilica e il Macellum, il tempio di Giove, le strutture che evocano il modello educativo greco (Palestra, Terme e Teatro). Il tempio di Iside testimonia l'appartenenza di Pompei al circuito delle rotte verso l'oriente. L'edilizia privata, rappresentata in modo esemplare dalla Casa del Fauno, si esprimeva in edifici notevoli per dimensioni e apparato decorativo.

Non ancora ripresasi dai vari terremoti verificatisi a partire dal 62 d.C., Pompei era un enorme cantiere di costruzione quando il Vesuvio, risvegliatosi il 24 agosto del 79, la investì con una spessa nuvola di cenere, lapilli e scorie che la seppellì sotto uno strato spesso 6 metri.

Durante alcuni lavori di edilizia civile, cominciati nel 1594, l'architetto Domenico Fontana traforò la collina di Pompei, scoprendo tracce di edifici che però non seppe riconoscere come resti dell'antica Pompei.

Solo nel 1748 s'iniziarono le prime esplorazioni, per ordine di Carlo di Borbone (come del resto avveniva da qualche anno nella vicina Ercolano), sotto la direzione di Rocco Gioacchino Alcubierre, prima, poi di Francesco La Vega. Dopo la scoperta della cosiddetta villa di Cicerone, la via dei Sepolcri e il Teatro, gli scavi procedettero a rilento durante la Repubblica Partenopea (1799), con maggior fervore con Gioacchino Murat (1808-15) e con i Borbone. Una tappa importante nel corso di questi scavi esplorativi è il 1859, quando furono portate alla luce la via Stabiana e le terme omonime.

Con il Regno d'Italia, il metodo di scavo diventa finalmente scientifico sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli, al quale si deve, tra l'altro, l'espediente di conservare il calco delle vittime dell'eruzione, versando del gesso nei vuoti lasciati dai loro corpi nel banco di ceneri.

Dagli anni Venti del XX secolo, con Amedeo Maiuri e poi con Alfonso De Franciscis, si fa strada una concezione dello scavo finalizzato al ricupero di una visione integrale degli edifici scoperti. Così con la rimozione dei cumuli di scarico dei vecchi scavi, vennero alla luce il profilo esterno della città lungo il fronte sud, la necropoli fuori Porta Nocera e importanti complessi edilizi, come la casa di Marcus Fabius Rufus.