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Le date nel tempo

La storia di Napoli in una dettagliata cronologia per approfondire
ogni epoca e ogni avvenimento.

 

 

 

 

 

 

Da Partenope a Neapolis

800 a.C. / 780 a.C.
I navigatori dell'isola greca di Rodi fondano un piccolo insediamento commerciale nell'isola di Megaris (Castel dell'Ovo) e sul monte Echia (collina di Pizzofalcone).

 

680 a.C. / 650 a.C.
I greci della città di Cuma (Kyme) trasformano il piccolo avamposto di Monte Echia in un vero centro abitato, dandole il nome di Partenope, dal nome della Sirena che si uccise per non aver ottenuto l'amore di Ulisse.

 

524 a.C.
I cumani sono sopraffatti militarmente e commercialmente dagli etruschi.
La piccola roccaforte greca di Partenope cade in abbandono e declino.

 

474 a.C.
Gli etruschi vengono sconfitti dalle colonie della Magna Grecia.
I cumani possono ora edificare nuove città lungo la costa del Tirreno. L'antica Partenope, ripopolata, prende il nome di Palepolis città vecchia) poiché a poca distanza da essa viene nel contempo fondata Neapolis (città nuova), che diventerà il centro propulsivo del nuovo sviluppo economico.

 

326 a.C.
Roma è impegnata nella II guerra sannitica e cinge d'assedio Neapolis che è all'inizio schierata con la popolazione italica.
Le divisioni interne alla città favoriscono la conquista di Neapolis da parte dei romani che tuttavia le consentiranno ampia autonomia in qualità di "civitas foederata".

 

89 a.C.
Neapolis riceve la cittadinanza romana e diventa municipio romano.

 

82 a.C.
Durante la guerra civile tra Mario e Silla, Neapolis si trova a parteggiare per il perdente. Silla la punirà privandola della flotta, del possesso di Pithecusa (Ischia) e del ruolo guida nel campo commerciale.
La città si avvia ad una lenta decadenza economica.

 

I sec. a.C. - I sec. d.C.
Decrescono in città le attività commerciali, crescono invece le attrattive di cultura, di spettacoli, di piaceri. Neapolis diventa, in età imperiale, la città degli "otia", e lungo la costa fioriscono le sontuose ville abitate dai nobili romani.

 

II-III sec. d.C.
Il porto commerciale più importante della costa è ormai Puteoli (Pozzuoli); il porto militare per eccellenza è Miseno. A Neapolis tocca un ruolo secondario, ma con i suoi trentamila abitanti diventa crocevia di razze, religioni, culture differenti. Fioriscono le comunità orientali, come la comunità alessandrina nel quartiere Nilensis; ma si sviluppa anche la comunità cristiana che, nonostante le forti persecuzioni, si espanderà in tutti gli strati sociali.

 

IV-V sec.d.C.
Il declino della città coincide con il declino dell'impero romano.
Contro le frequenti scorrerie dei Goti, gli ultimi imperatori rafforzano la vecchia cinta muraria. Ciò non serve ad arrestare un processo di dissolvimento dell'Impero. Proprio l'isola di Megaride, che undici secoli prima aveva visto la nascita di Partenope, ora vedrà l'esilio dell'ultimo imperatore romano, Romolo Agustolo, spodestato nel 476 dal barbaro Odoacre.
La fine dell'Impero Romano d'Occidente

La fine dell'Impero Romano d'Occidente

477-535
Napoli è presidiata da guarnigioni barbare e retta da una sorta di direttorio che mantiene contatti con i Goti che hanno assunto il dominio di Roma. Ma dall'altra parte del mediterraneo, a Bisanzio, è ancora ben saldo ciò che resta dell'antica potenza di Roma: l'Impero Romano d'Oriente, affatto rassegnato a perdere il controllo dell'Italia. Nel 535 sbarca in Sicilia il generale Belisario, che a capo delle truppe bizantine inizia una campagna militare per riportare la penisola  sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente.
Belisario cinge d'assedio anche Napoli, espugnandola con grande ferocia.

 

542
Totila riunisce le forze dei Goti e cinge d'assedio Napoli per cacciare le truppe bizantine di Belisario. La città è costretta ad arrendersi per fame e Totila, dopo averla invasa, demolisce gran parte delle mura difensive.

 

552
Nuovo capovolgimento di forze. I Bizantini, questa volta guidati dal generale Narsete, sconfiggono l'esercito dei Goti, ponendo definitivamente fine al predominio di questo popolo su Napoli.
Sotto il comando dei Bizantini, Napoli conosce anni di ripresa economica e culturale: questi sono infatti gli anni in cui l'Impero Romano d'Oriente è retto da Giustiniano, una grande personalità che seppe ridare dignità giuridica e politica all'eredità imperiale dell'antica Roma. A Napoli, durante il dominio bizantino, assunsero grande importanza l'autorità morale e temporale dei Vescovi, a tal punto che questa fase, fino al 670, va ricordata come il "periodo vescovile".

La lotta contro i Longobardi

592
Un'altra popolazione di origine germanica tenta di penetrare in Campania: sono i Longobardi che già alcuni anni prima avevano conquistato Benevento. Dal 592 al 594 riusciranno ad espugnare Capua e Salerno, ma Napoli, benché cinta d'assedio, resisterà grazie anche all'aiuto del Papato. Sarà proprio questa lunga ed eroica difesa a far crescere in città una consapevolezza di forza e di autonomia che col tempo renderà Napoli solo formalmente legata all'Impero d'Oriente, ma nei fatti largamente indipendente.

 

599
Da Benevento parte un nuovo attacco dei Longobardi contro Napoli. Anche in questa occasione la città riesce a reggere agli attacchi con le sole sue forze.

 

661
La città è ormai consapevole della propria forza e l'imperatore d'Oriente è costretto a prenderne atto nominando "reggente" un napoletano che governerà col titolo di "Duca".
Da questa data si fa partire l'inizio del "Ducato napoletano", nei primi tempi ancora formalmente legato all'Impero d'Oriente, ma col tempo anche istituzionalmente indipendente.

 

711
Una terribile pestilenza colpisce Napoli. I Longobardi tentano di approfittarne per conquistare la città, ma riescono solo ad impadronirsi di Capua. Il Duca di Napoli, Giovanni I, guida le sue truppe alla difesa della città e, poi, anche alla riconquista di Capua.

 

766
Il Duca di Napoli, Stefano, riceve dal Papa anche la carica ecclesiastica di Vescovo. E' appunto questo singolare personaggio di duca-vescovo a sganciare definitivamente Napoli dall'orbita dell'Impero di Bisanzio ed a rendere il ducato napoletano completamente autonomo.
Da questo momento l'uso della lingua greca comincia a cadere in disuso a vantaggio del latino, e le monete non portano più l'effige dell'Imperatore, ma quelle di S. Gennaro. La lunga ed autonoma lotta contro le mire longobarde hanno educato i napoletani a reggersi con i propri mezzi e ad avere una forte coscienza civica.

 

831
Si susseguono in questi anni le minacce dei Longobardi contro Napoli. Durante un assedio della città, i Longobardi si impadroniscono del corpo di S. Gennaro che era custodito e venerato nelle catacombe fuori le mura e lo trasportano a Benevento per venerare la santa reliquia.
Solo la testa del Santo rimane a Napoli, perchè custodita in una basilica dentro la cinta muraria della città.

Un nuovo nemico: i Saraceni

845
La flotta saracena, partita dall'Africa giunge a Miseno e, devastando il territorio, marcia verso Roma.
Le truppe napoletane corrono in aiuto del Papato sia per mare che per terra: i Saraceni vengono sbaragliati a Gaeta.

 

849
I Saraceni tornano ad attaccare Roma. Nuovamente i napoletani al comando del console Cesario, insieme con truppe di Gaeta e di Amalfi, accorrono in aiuto del Pontefice e sbaragliano per mare le navi saracene ad Ostia. Questa battaglia, vanto dei napoletani, è considerata la più insigne vittoria navale dei cristiani contro i musulmani prima di Lepanto.

 

915
Per fermare le scorrerie dei musulmani si forma una lega composta da truppe napoletane, capuane, salernitane, pugliesi e calabresi accanto alle forze del Papato e all'aiuto della flotta di Bisanzio.
I Saraceni vengono assediati nei pressi del Garigliano e dopo tre mesi di battaglia, completamente debellati.>

Entrano in scena i Normanni

1027
In molte zone della Campania agiscono da tempo truppe di guerrieri ed avventurieri Normanni. Si tratta di una popolazione di origine scandinava (normanno significa, appunto, uomo del nord), abilissima nella navigazione, nei traffici, nelle guerre e nota anche con il nome più antico di Vichinghi.
Truppe normanne erano da tempo comparse in Italia per prendere parte alle varie guerre come soldati mercenari.
Nel 1027 il duca di Napoli Sergio IV, per contrastare la pressione dei Longobardi, recluta una schiera di Normanni capitanati da Reinulfo Drengot. Come compenso per il loro aiuto, il duca Sergio concede loro uno spazio di terra nei pressi di Napoli: questa località sarà chiamata dai normanni Aversa, cioè "ostile ad ogni avversario".

 

1100
I Normanni sono ormai diventati una entità autonoma in competizione sia con i Longobardi di Benevento sia con il Ducato di Napoli.
Il loro territorio si allarga sempre più e la loro minaccia militare è sempre più pressante.

 

1130
Il normanno Ruggero, divenuto re di Sicilia, sbaraglia le truppe napoletane dell'ultimo duca Sergio VII e riceve la resa della città.

 

1139
Tutta l'Italia meridionale è nelle mani dei Normanni ed anche Napoli ha perso ormai ogni effettiva autonomia; una delegazione della città si reca a Benevento per consegnare al re normanno le chiavi della città.

 

1140
Il re Ruggero il Normanno entra trionfalmente a Napoli attraverso Porta Capuana. Con la sua corte composta da uomini di ogni razza - greci, latini, saraceni e siriaci - dà avvio ad una nuova fase della storia della città e pone definitivamente fine all'eroico periodo della Napoli ducale.

 

1154
Alla morte del re Ruggero gli succede il figlio Guglielmo I.
La capitale continua ad essere Palermo, ma un'organizzazione rigidamente centralizzata e burocratizzata controlla saldamente anche Napoli e l'intero regno. Appartiene a quest'epoca la costruzione in stile "romanico" del campanile della Pietrasanta, nell'attuale via dei Tribunali.

 

1166
A Guglielmo I succede Guglielmo II, detto "il buono". Il regno sempre di più si fonda su di un'organizzazione "feudataria", basata cioé sulla concessione da parte del sovrano di aree di territorio - i feudi - a nobili che ne assumevano il comando militare, amministrativo e giuridico.
Da questo momento in poi, nel meridione, il ruolo prepotente, rissoso e dispotico dei feudatari durerà, anche se con ovvie modifiche, fino al 1800.

 

1189
Alla morte di Guglielmo il Buono succede il nipote Tancredi d'Altavilla.
Il nuovo Re concede a Napoli il privilegio di coniare proprie monete d'argento e amplia i traffici commerciali.
Ma la brevità del suo regno aprirà le porte ad una nuova dominazione e ad un nuova dinastia: gli Svevi, di antica origine germanica.

La dinastia Sveva

1194
Alla morte di Tancredi, ultimo esponente dei Normanni, il meridione viene invaso da un nuovo pretendente al trono regale: Enrico VI di Svevia pone fine alla dominazione normanna e si sostituisce alla guida del regno. Non sarà una facile impresa: alla sua morte seguiranno anni in cui le campagne saranno saccheggiate dalla lotta fra "feudatari" e soldataglie sveve; e Napoli sarà malgovernata da nobili e clero che gareggeranno in abusi e malversazioni.

 

1220
Una svolta nel governo del regno: entra a Napoli Federico II di Svevia. Il grande imperatore unirà la corona della Germania a quella dei territori del meridione d'Italia e pur mantenendo Palermo come capitale del regno, lascerà anche a Napoli una impronta indelebile. Durante i trent'anni del suo regno,sono ampliate e rafforzate la cerchia delle mura e incrementati i traffici.
Ma soprattutto il nome di Federico II è legato alla istituzione della Università di Napoli, all'epoca denominata "Studio Generale": in essa confluiranno studenti provenienti da tutta Italia.

 

1250
Alla morte di Federico II di Svevia tocca a suo figlio Manfredi tentare di mettere ordine in un regno meridionale percorso da mille rivolte, fomentate dai baroni locali e dalla Chiesa da sempre ostile alla casa sveva.

 

1252
Anche Napoli si ribella all'Impero svevo e si costituisce libero Comune sotto la protezione del Papa Innocenzo IV che addirittura verrà a risiedere e a morire a Napoli. Fioriscono in questo periodo conventi francescani e domenicani, mentre l'Università ospita teologi di grande fama fra cui emerge Tommaso d'Aquino.

 

1256
Le truppe di Manfredi rioccupano Napoli. Ma il panorama politico italiano volge a sfavore della casa sveva e del partito "ghibellino" legato alla figura dell'Imperatore. Prevalgono, invece, un pò dovunque le componenti dei "guelfi", legate alla politica del Papato.
I Papi che si succedono a Roma (Urbano e Clemente IV) sono francesi: per combattere la dinastia sveva non esitano a chiedere al connazionale Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia, di scendere in Italia per conquistare il territorio meridionale.

 

1266
Carlo d'Angiò sbaraglia nei pressi di Benevento l'esercito di Manfredi che muore combattendo.

 

1268
Ultimo ed estremo tentativo della dinastia Sveva di riconquistare il regno: il giovanissimo Corradino di Svevia tenta di raggiungere il sud con un esercito, ma viene vinto ed imprigionato.
Carlo d'Angiò, con il probabile assenso del papa Clemente IV, fa decapitare il sedicenne Corradino di Svevia a piazza Mercato, in una scena destinata a restare indelebilmente impressa nell'iconografia del popolo napoletano.

Gli Angioini

1269
Carlo d'Angiò sposta la capitale del regno da Palermo a Napoli.
In tal modo la città conosce un notevole incremento economico, commerciale ed urbanistico. L'ampliamento della città è rafforzato dalla costruzione di Castel Nuovo (il Maschio Angioino) che diventa la sede del Re e della corte.

 

1282
Palermo insorge contro gli angioini nei moti dei "vespri siciliani".
I francesi vengono cacciati dall'intera isola ed in aiuto dei ribelli giungono dalla Spagna le truppe del catalano Pietro II d' Aragona che riuscirà a farsi nominare re di Sicilia, in quanto erede degli svevi attraverso il ramo dinastico della consorte.

 

1285
Tutti i tentativi di Carlo d'Angiò di riconquistare la Sicilia falliscono. Morirà in Puglia, scoraggiato e consumato dalle fatiche, in un momento di grande debolezza dell'intero suo regno.

 

1289
Dopo cinque anni di conflitti e di disordini, alla corona del regno di Napoli succede Carlo II d'Angiò. Il nuovo re angioino, tuttavia, per accedere al regno ha dovuto stipulare un accordo con gli aragonesi rinunciando definitivamente alla Sicilia.

 

1308
Muore Carlo II. Gli succede il figlio Roberto d'Angiò.
Quest'ultimo fu soprannominato "il savio" dai suoi contemporanei per la prudenza della sua politica. Sotto Roberto d'Angiò Napoli diventa capitale di un regno d'importanza europea.

 

1343
Alla morte di Roberto d'Angiò gli succede, per disposizione testamentaria, la nipote Giovanna. Così una giovinetta di appena sedici anni si troverà a governare un regno senza avere alcuna pratica e attitudine.
L'esito sarà disastroso: fra mariti, amanti, intrighi di corte ed assassinii, Napoli conoscerà un periodo di instabilità politica ed economica.

 

1382
Giovanna I d''Angiò, già da un anno non più regina di Napoli, muore in prigionia. Gli succedono esponenti di un ramo cadetto dei d'Angiò, i principi di Durazzo: prima è il turno di Carlo di Durazzo, poi di Ladislao.

 

1414
E' il turno di Giovanna II d'Angiò Durazzo, che all'epoca aveva già 43 anni ed era priva di qualsiasi pratica di governo. Regnerà fra intrighi e complotti fino al 1435.
Il regno, per mancanza di eredi diretti, si viene a trovare nella più completa anarchia.
Lo scontro è fra il ventiseienne Renato d'Angiò e Alfonso d'Aragona che già controllava la Sicilia e contava sull'appoggio di molti baroni. Sarà inizialmente Renato d'Angiò a prevalere ed a regnare per pochi anni fino al 1442.
Curiosità storica: in un periodo di sua assenza, regnerà sua moglie Isabella che colpirà i napoletani per la sua dolcezza. Quando andrà via dalla città per la sconfitta degli angioini, sarà rimpianta dal popolo che le dedicherà un noto canto poetico  che tramanda la tristezza del suo esilio: "Nun me chiammate cchiù donna Isabella, chiammateme 'Sabella 'a sventurata...".

 

1442
Alfonso d'Aragona, che proviene da un regno della parte centrale della Spagna, cinge d'assedio la città. Riuscirà ad entrarvi attraverso il passaggio sotterraneo dell'antico acquedotto.
Termina così la presenza della dinastia angioina. Napoli è stata per molti mesi un campo di battaglia e molte zone sono ormai  in rovina. Meritata appare, perciò, la definizione di uno storico dell'epoca che sul periodo angioino ha scritto: "fu un periodo  in cui molto si costruì e molto si distrusse".

Gli Aragonesi

1442-1458
Dopo circa due secoli e mezzo, la Sicilia e Napoli ritornano sotto lo stesso sovrano, Alfonso D'aragona, detto il Magnanimo.
A partire da questo momento e fino al secolo XIX, Napoli diventa un dominio spagnolo, cominciando ad assimilare tutti i pregi ed i difetti di questa antica civiltà. Alfonso d'Aragona regnerà con polso fermoper 16 anni, ed alla sua morte, avvenuta nel 1458, lascerà il regno a suo figlio illegittimo Ferrante.

 

1485
L'anno della "congiura dei baroni". Ferrante d'Aragona non riesce ad avere lo stesso controllo del regno che la forte personalità
del padre aveva saputo imporre. Contro Ferrante si schierano, infatti, numerosi nobili.
Il Re, con brutale doppiezza, li farà uccidere attirandoli in un tranello nella sala dei ricevimenti di Castel Nuovo. L'episodio è tramandato dalla storia come "la congiura dei baroni", ma questa sanguinosa repressione non restituirà dignità e sicurezza al regno di Ferrante.

 

1494
Dopo 36 anni di difficile regno si spegne Ferrante d'Aragona.
Quei baroni ribelli che l'aragonese aveva tentato di sconfiggere, ora potranno consumare la loro vendetta: viene chiesto aiuto al re di Francia Carlo VIII che vantava qualche diritto su Napoli in quanto erede della dinastia angioina.

 

1495-1496
Il sovrano francese Carlo VIII riesce ad occupare per circa un anno il regno di Napoli, pronto tuttavia a ritirarsi quando vede formarsi contro di lui una coalizione di numerosi Stati fra cui la Spagna, Venezia e lo stesso Papato.
Le soldataglie di Carlo VIII lasceranno a Napoli il ricordo dei loro saccheggi ed il "mal franzese", come da allora in poi venne chiamata la sifilide.

 

1503
Le sorti di Napoli si giocano fra le due più grandi potenze d'Europa, la Francia e la Spagna. Sarà quest'ultima a prevalere militarmente: il 4 maggio del 1503 le truppe del condottiero Consalvo de Cordoba entrano a Napoli, dando avvio a due secoli di dominio spagnolo.

Il viceregno spagnolo

1504
Il Regno di Napoli è dunque diventato una diretta dipendenza, o meglio una provincia periferica, del Regno di Spagna.
Per due secoli, e cioè fino al 1707, la storia della città non sarà più scandita dai nomi dei re che la governeranno, ma semmai dalle personalità dei Viceré, in sostanza alti funzionari spagnoli, che la controlleranno.

 

1532-1553
Uno dei periodi più noti della storia di Napoli di questi decenni è sicuramente legato al viceregno di don Pedro Alvarez de Toledo che per vent'anni reggerà le sorti della città.
Per Napoli questo nome non è solo legato alla realizzazione di una strada, ma ad una profonda trasformazione urbanistica, sociale e culturale della città con caratteristiche spesso negative che lasceranno un segno anche nei secoli successivi.
D'ora in poi sarà rafforzata quella divisione di Napoli in due realtà contrapposte: da un lato una città "ufficiale", fatta di sfarzo e di sostanziale parassitismo; d'altro lato la città dei vicoli e della plebe, fatta di condizioni sociali, igieniche ed economiche spaventose.
Sarà la nascita del sottosviluppo meridionale.

 

1547
Una insurrezione popolare riesce ad evitare che anche a Napoli venga introdotta l'Inquisizione alla "maniera spagnola", particolarmente temuta perché favoriva delazioni e false testimonianze.

 

1606
Soggiorna lungamente in città Michelangelo da Caravaggio, partecipando al rilancio della pittura napoletana ed influenzando fortemente l'espressione pittorica degli artisti successivi come Massimo Stanzione, Salvator Rosa, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino e Luca Giordano. Il Caravaggio fu costretto a lasciare precipitosamente la città a causa di un drammatico fatto di sangue.

La rivolta di Masaniello e il flagello della peste

1647
Il 6 giugno, dopo molti mesi di malcontento e di proteste popolari, scoppia la rivolta contro l'aumento delle tasse e delle gabelle.
Il popolare pescivendolo Masaniello ne è il simbolo; il vecchio prete Giulio Genoino, rappresentante delle istanze del ceto produttivo e commerciale, ne è l'ispiratore.
Ma le due classi sociali - il popolo e la borghesia - non riusciranno a saldare una vera alleanza e a costruire una comune strategia. Dopo una prima fiammata vittoriosa, la rivoluzione sarà votata alla sconfitta. Con essa si consumerà anche la possibilità, per i decenni successivi, di una organica saldatura fra bisogni della plebe e interessi della ancor debole classe borghese.

 

1656
Una popolazione di quasi 500 mila persone sarà dimezzata dalla peste che per molti mesi flagellerà la città.
Nel solo luglio del 1656 i morti saranno circa duemila al giorno.

 

1707
Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento esplodono in Europa le guerre fra le maggiori potenze europee  per la successione dinastica a questo o quel regno.
E' il caso del Regno di Napoli che viene conteso da Spagnoli ed Austriaci. Nell'estate del 1707 gli austriaci occupano Napoli, governando per ventisette anni il territorio meridionale attraverso un viceré.

Il Regno borbonico

1734
Il pendolo del conflitto dinastico è alla fine favorevole agli spagnoli: nel 1734 Carlo di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V  e dell'italiana Elisabetta Farnese, entra vittorioso a Napoli.
Con Carlo di Borbone, Napoli ed il meridione non saranno più una "dipendenza" del reame spagnolo,ma un regno finalmente autonomo ed indipendente.

 

1750
Viene scoperta la città sepolta di Pompei.
L'interesse suscitato dagli scavi e l'amore per le antichità alimenteranno in tutta Europa il gusto per lo stile neoclassico.

 

1759
Carlo di Borbone viene richiamato in Spagna per assumere il trono con il nome di Carlo III. Il Regno di Napoli passa al figlio Ferdinando IV di Borbone che, avendo solo 8 anni, sarà nei primi anni coadiuvato da un consiglio di reggenza presieduto da Bernardo Tanucci.

 

1775
Viene realizzata la famosa "mappa del duca di Noja" che contiene una veduta prospettica di tutta la struttura urbana della città vista dalla costa.
Come per l'epoca aragonese è importante la tavola Strozzi, così per la Napoli settecentesca è fondamentale la mappa del duca di Noja: tutti i principali monumenti realizzati dai borboni vengono messi in risalto, dall'Albergo dei Poveri alla Reggia di Capodimonte, evidenziando che anche le colline di Posillipo, del Vomero e dell'Arenella fanno ormai parte dell'area urbana.

 

1789
Il re Ferdinando è inizialmente influenzato da idee innovative e si spinge ad arditi esperimenti sociali come la fondazione della fabbrica della seta di San Leucio, nei pressi di Caserta, dove la comunità dei lavoratori è regolata da principi di eguaglianza. Ma il 1789 è anche l'anno in cui scoppia in Francia la rivoluzione che segnerà una rapida radicalizzazione degli eventi e delle posizioni politiche: ogni collaborazione fra borghesia e regnanti si infrange per far posto ad idee rivoluzionarie da un lato e comportamenti reazionari dall'altro.
Ben presto il re Ferdinando e sua moglie Maria Carolina d'Austria si distingueranno per il loro accanimento contro ogni intellettuale sospettato di idee liberali e giacobine.

Dalla rivoluzione napoletana del 1799 al regno di Murat

1799
L'esercito napoletano accorso a liberare lo Stato Pontificio dalla presenza francese, viene sconfitto.
Mentre l'esercito francese avanza su Napoli, il re Ferdinando fugge ed in città i patrioti liberali proclamano la Repubblica Partenopea che s'ispira alle idee di eguaglianza della rivoluzione francese.
Ma la Repubblica durerà solo pochi mesi: priva di appoggio popolare, sarà rapidamente sconfitta dalle truppe sanfediste (i difensori della "santa fede") guidate dal cardinale Ruffo.
La repressione del re Ferdinando sarà pesantissima: la parte migliore dell'intellettualità napoletana sarà condotta al patibolo.

 

1806
Nuovo capovolgimento di fronte. Gli eventi europei, sull'onda delle vittorie di Napoleone, costringono di nuovo il re Ferdinando a fuggire.
Sul trono di Napoli s'insedia prima Giuseppe Buonaparte, fratello di Napoleone, e poi Gioacchino Murat, cognato dell'imperatore. La presenza francese durerà appena un decennio, ma lascerà segni positivi nella vita economica e culturale della città.

 

1815
Tramonta con Waterloo la stella di Napoleone ed anche per Murat si consumano i margini politici e militari per difendere il suo regno. Costretto alla fuga, tenterà un disperato sbarco in Calabria per riconquistare il trono, ma sarà catturato e fucilato.
Per la seconda volta il re Ferdinando di Borbone ritorna sul trono, assumendo il titolo di Ferdinando I Re delle Due Sicilie.

I moti insurrezionali e l'impresa dei Mille

1821
Un po' dovunque in Europa serpeggiano agitazioni contro l'assolutismo monarchico.
A Napoli gli ufficiali Morelli e Silvati, a cui si unirà il generale Guglielmo Pepe, riescono a innescare una rivolta che costringe il re a concedere la Costituzione. Ma dopo poche settimane re Ferdinando, con l'aiuto determinante dell'Austria, riuscirà a stroncare il movimento liberale, ritirando la Costituzione ed impiccando i due promotori della rivolta.

 

1848
E' l'anno in cui tutta l'Europa viene percorsa da insurrezioni popolari che rivendicano la carta costituzionale e nuove libertà.
Nel Regno delle Due Sicilie la repressione dei moti sarà particolarmente violenta e varrà a Ferdinando II l'appellativo di "re bomba" per l'uso indiscriminato dei cannoni per averla vinta sulle barricate.

 

1857
Sbarca a Sapri con un manipolo di uomini Carlo Pisacane, una personalità del nostro Risorgimento limpidamente legata ad ideali socialisti. Questo ulteriore tentativo di sobillare il meridione alla rivolta avrà un drammatico esito, ma l'esempio di coraggio
e di abnegazione lascerà un indelebile segno.

 

1860
Il 6 maggio Garibaldi sbarca a Marsala con appena un migliaio di patrioti. Gli basteranno pochi mesi per vincere e sgretolare quella dinastia borbonica che non aveva saputo porsi al passo con la storia: il 7 settembre l'eroe dei due mondi entrerà a Napoli acclamato entusiasticamente dalla folla.

Napoli nel regno d'Italia fra "colonizzazione" e "risanamento"

1863
La storia di Napoli è ormai parte integrante, ma marginale della storia del regno d'Italia dei Savoia.
Gli aspetti di emarginazione economica e sociale del meridione sono scanditi da proteste operaie nel napoletano e dal dilagare
del brigantaggio nelle aree interne. La "pacificazione" delle contraddizioni sociali alla fine avrà il drammatico bilanciodi 13.853 briganti fucilati, uccisi in combattimento o bruciati nel rogo dei villaggi.

 

1884
Annunciato da precedenti epidemie contro cui nulla era stato fatto, scoppia il colera a Napoli. Il morbo dilagherà nei quartieri popolari mietendo 15 mila vittime e rendendo evidente l'insostenibile degrado di molte zone della città.

 

1887
Una società priva di qualsiasi presenza di imprenditori napoletani vince la gara per realizzare il "Risanamento" del centro della città. Inizia così una colossale opera di "sventramento" di alcuni antichi quartieri medioevali che porterà alla creazione del lungo Rettifilo ancor oggi denominato Corso Umberto I.
Ma la concezione speculativa di queste opere porterà alla creazione di case per il ceto borghese e non per le più bisognose classi popolari.

 

1905
Vengono varati progetti per il potenziamento produttivo della città.
Il simbolo della nuova Napoli industriale è lo stabilimento dell'Ilva a Bagnoli che successivamente si chiamerà Italsider. Contemporaneamente si ingrandisce ad oriente, intorno all'area di San Giovanni a Teduccio, una vera e propria zona industriale fatta di impianti e case operaie.

 

1915
La prima guerra mondiale porta lutti in quasi tutte le famiglie meridionali che vedranno i loro congiunti sacrificati nelle terribili carneficine che caratterizzeranno il conflitto.
Ma la guerra produce anche un incremento produttivo perché molte industrie meccaniche e navali lavoreranno per le commesse militari.

L'avvento del fascismo

1918
L'Italia vince sul fronte esterno dei confini nazionali, perde invece sul fronte interno delle contraddizioni sociali. La vittoria ben prestosi traduce, infatti, in delusione sia per i limitati vantaggi territoriali conquistati con la guerra, sia per l'ingigantirsi della disoccupazione a causa della fine delle commesse militari che avevano assicurato un temporaneo sviluppo economico.
Contro le rivendicazioni operaie e popolari, gli industriali e gli agrari decideranno di appoggiare il partito fascista di Benito Mussolini.

 

1922
Napoli è il punto di partenza per la conquista del potere politico da parte del fascismo. Sessantamila "camicie nere" sfilano per le strade partenopee prima della "marcia su Roma" che servirà a Mussolini per ottenere da un debole Vittorio Emanuele II l'incarico di Capo del governo.

 

1935
Mussolini vuole "un posto al sole" per gli italiani. Invade perciò l'Etiopia per farne una colonia italiana. Il porto di Napoli diventa
il principale punto d'imbarco sia per le truppe combattenti, sia per le schiere dei coloni che partono per le nuove terre africane. Nella retorica fascista la città diventa il "porto dell'impero" e merita perciò un vasto programma di opere pubbliche.

 

1940
La città che il fascismo aveva abbellito in molti anni di grandi interventi edilizi, viene ora distrutta dalle conseguenze della guerra: quasi cento bombardamenti raderanno al suolo interi quartieri di Napoli, causando ovunque lutti e distruzioni.

Le eroiche "Quattro giornate" ed il difficile dopoguerra

1943
Napoli è la prima città d'Europa ad insorgere in armi contro i tedeschi. A fine settembre, in quattro epiche giornate,
si innalzano barricate in tutti i quartieri della città ed in una impari lotta si costringono le truppe tedesche a ritirarsi senza poter mettere in atto il proposito di deportare la popolazione e di distruggere le poche industrie ancora attive.
La Medaglia d'Oro alla città per valor militare è tutta in queste cifre: duemila uomini in armi, 300 caduti, quattro medaglie d'oro alla memoria di giovani "scugnizzi" morti combattendo.

 

1946
Si vota, con un Referendum, per scegliere fra Monarchia o Repubblica. Vince la Repubblica, ma a Napoli prevarranno
i voti favorevoli alla Monarchia a testimonianza di un antico legame fra il popolo ed i suoi reali.
Questo umore popolare condizionerà anche gli anni successivi, facendo la fortuna di personaggi come Lauro che fanno più leva sull'immaginario collettivo che sulla serietà dei programmi amministrativi.

 

1960
La fine degli anni '50 vedono il tramonto di Achille Lauro che da sindaco aveva consegnato la città nelle mani della speculazione edilizia.
Gli inizi degli anni '60 vedranno, invece, il lento affermarsi della formula del centro-sinistra.
Lo spartiacque fra le due epoche è rappresentato proprio dal 1960 contrassegnato da grandi agitazioni popolari contro il governo del democristiano Tambroni appoggiato dai neofascisti.
Negli scontri con la polizia, numerosi dimostranti resteranno uccisi ed anche a Napoli si avranno cortei di protesta ed alcuni feriti. A partire da quest'anno lentamente si farà strada nei giovani un'ansia di rinnovamento e di ribellione che avrà il suo pieno sviluppo negli anni successivi.

Dai moti studenteschi alla giunta Valenzi

1968
E' l'anno che segnerà il dilagare della protesta studentesca ed operaia che, sebbene infarcita da molte estremizzazioni ideologiche, produrrà un positivo rinnovamento nel costume, nella cultura e nella società italiana. Anche i giovani napoletani partecipano attivamente a questa fase storica e l'Università centrale sarà un punto di riferimento costante per tutte le agitazioni politiche di questi anni.

 

1972
Napoli è investita da una forte epidemia di colera. Il morbo trova terreno fertile nelle condizioni abitative ed igieniche di molti quartieri popolari. Alla fine il pesante bilancio sarà di 20 morti e di mille ricoverati al Cotugno, ma si dovrà anche registrare un danno incalcolabile per l'economia, per il turismo e per l'immagine della città.

 

1975
La formula del centro-sinistra, che aveva governato per oltre un decennio la città, entra in crisi per effetto delle troppe contraddizioni lasciate irrisolte nel tessuto urbano e sociale di Napoli.
Le elezioni amministrative del 1975 assegnano al PCI il ruolo di principale partito della città e spingono alla creazione di una giunta di sinistra guidata dal sindaco Maurizio Valenzi.
La giunta di sinistra realizzerà alcuni positivi risultati in particolar modo nel campo delle iniziative culturali, ma registrerà anche pesanti limiti soprattutto perchè priva della necessaria maggioranza consiliare.

Dal terremoto materiale al terremoto delle coscienze

1980
Il 23 novembre un devastante terremoto si abbatte sulla Campania producendo il tragico bilancio di 3100 vittime e 400 mila senzatetto. Napoli diventerà una città transennata e pericolante, tornando indietro di decine d'anni come ai tempi del dopoguerra.

 

1983
Dopo otto anni di amministrazione il sindaco Valenzi è costretto a dimettersi per la dura opposizione della DC.
La giunta di sinistra cede posto ad una serie di precarie e rissose amministrazioni di pentapartito (Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli).
Della debolezza amministrativa ne trarranno vantaggio sia la camorra che si inserirà sempre più nell'opera della ricostruzione, sia il terrorismo che moltiplicherà i propri attentati.

 

1992
Le inchieste della magistratura sconvolgono a livello nazionale il quadro politico, evidenziando nei partiti di governo una profonda e radicata pratica di corruzione e di illeciti.
A Napoli i principali esponenti politici che hanno retto in questi anni le sorti della città escono di scena perchè pesantamente coinvolti in inchieste giudiziarie.
Si apre il terreno per una nuova fase politica.

 

1993
Alle elezioni amministrative vince l'esponente dell'area progressista Antonio Bassolino che proviene
da una lunga militanza di sinistra. Sarà il nuovo sindaco della cittàe vedrà il proprio ruolo rafforzato nelle elezioni amministrative del 1997 che lo confermeranno alla guida della città con quasiil 75% dei voti.
Su questa esperienza, ricca di lati positivi, ma anche frenata da irrisolti e storici problemi, è tuttora aperto in città un ampio confronto di posizioni.